Adiós por ahora, Argentina
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Ho visto sei cose impossibili prima di fare colazione

Prima ancora che cominciassi a leggere mio nonno Giorgo mi regalò una versione illustrata della trilogia del mare di Jules Verne. Ventimila leghe sotto i mari, I figli del capitano Grant (il mio preferito) e L'isola misteriosa.

Inizialmente, ovviamente, guardavo solo le figure - alcune le ricordo ancora – ma non appena appresi a decifrare la parola scritta li lessi tutti più volte. L'inverno in mezzo alle Dolomiti può durare a lungo e, per anni, questi tre romanzi ispirarono interi pomeriggi di giochi; nelle giornate di pioggia il letto si trasformava in un veliero, le lenzuola in vele gonfie di vento e il pavimento del soggiorno in un mare infestato di calamari giganti. A otto anni ero il marinaio più coraggioso ed intrepido dell'intera Regione Trentino.

A Punta Delgada le formalità portuali sono poca cosa. A una mezz'ora dal nostro arrivo il traghetto con destinazione Terra del Fuoco scivola già lungo le acque gelide dello stretto di Magellano. A bordo servono hot-dog e patatine fritte. Sulle pareti delle sale interne sono appese vecchie mappe nautiche e fogli sbiaditi che danno indicazioni su come comportarsi in caso di mal di mare; concentrarsi su un riferimento fermo, fissare l'orizzonte. Ci faccio poco caso, il mare è una lastra di acqua immobile. Il viaggio durerà poco ma io sono molto eccitata, cammino avanti e indietro per il pontile e scruto il mare nella speranza di vedere una sirena, un delfino o almeno un cormorano.

D'un tratto, senza il minimo avviso, imperversa il caos; nel giro di pochi minuti si alza il vento, il mare comincia a incupirsi, a ribollire, il cielo si abbassa e le onde si gonfiano come piccole colline bordate di schiuma. Il traghetto oscilla come una giostra ed io, attaccata a un parapetto di metallo comincio a implorare terra. Cerco un riferimento fermo, provo a fissare l'orizzonte ma anche quello, come tutto il resto si muove. Le rassicurazioni di chi mi circonda non servono a nulla; continuo a pensare alle lapidi che al cimitero di Punta Arenas ieri ricordavano la morte di intere flotte navali e mi convinco che presto saremo tutti cibo per i pesci.

Quando finalmente tocchiamo terra non so più se lo stomaco mi sia sceso alle caviglie o salito nel cervello e il mio viso, riflesso nello specchio di un piccolo bagno di salvataggio ricorda il crollo di una diga.

L'età adulta rovina l'uomo, non è un segreto; il lupo di mare che ero ad otto anni è naufragato oggi in mezzo allo stretto di Magellano.

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GUALA
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