Adiós por ahora, Argentina
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Ho visto sei cose impossibili prima di fare colazione

Il materiale didattico usato nelle scuole durante gli anni '90 e le ricerche fatte nelle biblioteche comunali sono all'origine di un immaginario iconografico del mondo impossibile da sradicare.

Ne ho la conferma quando, dopo una notte di viaggio che ha cancellato la Costa Atlantica e gli spazi infiniti del Chubut, aprendo gli occhi, faccio il mio primo incontro con le Ande.

Guardando il profilo della Cordigliera scorrere oltre il finestrino dell'autobus non posso fare a meno di pensare alle fotografie desaturate e alle mappe che illustravano i libri scolastici, le enciclopedie per ragazzi o il Grande Atlante De Agostini. In quei volumi le immagini che catalogavano catene montuose, laghi, fiumi, piramidi, oceani, tundre, taighe, villaggi, città, muschi e licheni assumevano un potere narrativo quasi magico; descrivevano in maniera scientifica il mondo reale e, contemporaneamente, davano vita a infiniti mondi immaginari, universi immobili di perpetua contemplazione in cui era possibile passare da Panama a Pechino con tre passi delle dita.

Mentre le prime luci dell'alba colano lungo le pareti dei monti cambiandone i colori, per qualche istante, mi trovo di fronte a un fenomeno quanto mai raro; i due mondi, quello fisico e quello immaginato, per un istante, sono tra loro sovrapposti, fusi e confusi, come se stessi osservando una diapositiva doppiamente esposta. La Cordigliere delle Ande presente e reale fuori dal finestrino, è accavallata al fondale in technicolor del sussidiario della scuola media e vi coincide perfettamente, di fatto entrambe misurano 7200 km di lunghezza.

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GUALA
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