Adiós por ahora, Argentina
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Ho visto sei cose impossibili prima di fare colazione

 Il nome della città di Bariloche deriva dalla parola Mapuche Vuriloche, che significa " popolo che vive dietro la montagna". Il toponimo in origine non indicava un centro abitato, ma il passo che la tribù amerinda dei Mapuche utilizzava per attraversare le Ande. Il passaggio, tutt'ora percorribile soltanto a piedi o a cavallo, fu tenuto nascosto ai coloni europei fino alla fine del 1800, periodo in cui, dopo una sanguinosa lotta armata durata quasi trecento anni, i nuovi governi di Cile e Argentina riuscirono a sconfiggere gli indigeni, impossessarsi delle loro terre e, prima di decimare i superstiti, imporre loro il battesimo. Da mezzo milione che erano inizialmente i Mapuche vennero ridotti 25.000 nell'arco di appena una generazione.

La storia in Patagonia corre veloce. Pochi decenni dopo lo sterminio, un gruppo di immigrati tedeschi, austriaci e veneti fondarono Bariloche, la cittadina dove ci troviamo oggi. Le guide turistiche associano spesso Bariloche ai villaggi montani visitabili sulle Alpi, ed è un paragone che, per quanto mi riguarda, calza a pennello. Camminare per le vie della città ha un effetto straniante; le architetture lignee, i tetti spioventi e i gerani imperanti alle finestre sembrano ricalcare le caratteristiche di un villaggio austriaco o bavarese. Apprendere che nel secondo dopoguerra questo grazioso paese andino sia stato tra le mete preferite di ex gerarchi e collaborazionisti del Terzo Reich non mi sorprende, i nazisti scappati dall'Europa qui debbono essersi certamente sentiti a casa.

In pochi minuti a piedi ci allontaniamo dal centro e raggiungiamo le rive del lago Nahuel Huapi. Gli alberghi costruiti lungo le sponde sono ancora chiusi, le ondate turistiche arriveranno solo fra qualche settimana. Un vento forte insolentisce i capelli e gonfia le giacche facendo assomigliare i rari passanti a piccole barche a vela. Appena mi avvicino al parapetto della banchina la vista del lago fa sparire all'istante l'Europa ricordata poco prima, gli immigrati mitteleuropei, i gerani, le Alpi e i gerarchi nazisti. Per quanto sia possibile definirne i confini disegnati in lontananza dalle Ande, il bacino risulta eccezionalmente esteso, il blu intenso delle acque fa intuire fondali profondissimi e l'energia delle onde confonde, insinuando nello spettatore il dubbio di trovarsi in realtà di fronte a un mare.

Da quanto leggo sulla guida un'antica leggenda Mapuche vuole che nelle profondità di questo specchio d'acqua viva un mostro lacustre antico quanto il mondo. Effettivamente guardando la massa d'acqua scura e profondissima credere all'esistenza della creatura risulta estremamente facile. Dei Mapuche e della loro storia disperata a Bariloche nessuno parla più da oltre un secolo e i loro rari discendenti sono tuttora vittime di cocenti discriminazioni sociali. Eppure, il loro mostro è ancora vivo e presente nei fondali gelidi del lago Nahuel Huapi e nessuno oserà mai calarsi laggiù per tentare di ucciderlo o battezzarlo.

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