Adiós por ahora, Argentina
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Ho visto sei cose impossibili prima di fare colazione

 Il corridoio di terra che collega la Peninsula Valdes alla terraferma è così stretto che, percorrendolo con la macchina, da entrambi i lati è possibile veder il mare. Il viaggiatore è naturalmente indotto a pensieri di fragilità, come se quella sottile lingua di terra potesse da un momento all'altro spezzarsi, liberando per sempre la penisola dalla costa che le è madre.

Arriviamo a Puerto Piramides nel pomeriggio, è questo l'unico nucleo abitato dell'intera riserva. In bassa stagione il villaggio non supera le 500 anime, ma poco importa, non è per interesse antropologico che ci si spinge fino a qui, lo conferma perfino il nome assegnato alla via principale: Avenida De Las Ballenas.

Al porto ci vengono dati in dotazione giubbotti di salvataggio arancioni che indossiamo, diligentemente, ancora prima di individuare il mezzo che ci porterà al largo. Mentre la barca si allontana da riva la guida fa una breve introduzione. Tra primavera ed estate, le coste ed i golfi della Peninsula Valdes si trasformano nel reparto maternità dell'Oceano Antartico. Ogni anno un numero sorprendente di specie animali approfitta delle temperature miti e dell'abbondanza di cibo delle acque atlantiche per accoppiarsi, partorire e rendere i propri cuccioli sufficientemente grassi e forti per affrontare la migrazione che li riporterà all'estremo sud del mondo.

La barca ha spento i motori, sostiamo nel mezzo di una piccola baia abbracciata da scogliere imponenti. L'attenzione dell'equipaggio è totalmente rivolta al manto blu del mare. Non so cosa aspettarmi. Ripenso a tutte le balene che in passato ho incontrato nei libri. Il grande pesce che inghiotte Giona. L'isola-balena su cui approda Sinbad il marinaio. Il mostro che imprigiona nel suo ventre Pinocchio e Geppetto. Infine la più temibile di tutti, la terribile ossessione del comandante Achab, Moby Dick, la balena bianca. Terrore ancestrale, orrore, morte che incombe invisibile e minacciosa.

Quando i primi mammiferi affiorano in superficie mi sento presa in giro. Imbrogliata da secoli di letteratura farneticante. Due esemplari si avvicinano all'imbarcazione, allungando un braccio sarebbe possibile toccarli. Misurano una quindicina di metri di lunghezza, un semplice guizzo della coda potrebbe rovesciare la barca, ma le loro intenzioni sono chiarissime, sono solo curiosi, vogliono osservarci, esattamente come noi vogliamo osservare loro. Hanno movenze lente, fluide, elegantissime. Con lievi spinte dorsali si immergono, per poi riemergere, poco dopo, in una sorta di danza sincronizzata. Dagli sfiatatoi spruzzano in aria forti getti d'acqua che sembrano saluti. Ogni singolo movimento tradisce la natura mite e innoffensiva di questi animali, non si può immaginare ferocia oltre quelle fronti rugose. Tutti i libri di ieri assomigliano ora al sogno di un pazzo. Le balene sono le creature più innoque e gentili che abbia mai incontarto in vita.

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