Adiós por ahora, Argentina
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Ho visto sei cose impossibili prima di fare colazione

In prossimità delle grandi attrazioni turistiche mi ritrovo sempre a pensare quanto sarebbe bello, un giorno, poter osservare tutte le fotografie scattate dai visitatori in cui sono finita per sbaglio. Mi riferisco a quelle innumerevoli serie di immagini amatoriali riprese davanti a monumenti famosi o meraviglie naturali, spesso corredate dalla presenza di coppie fuori fuoco o gruppi in posa ripresi da distanze incomprensibili, in cui ognuno di noi, prima o poi, è inciampato accidentalmente, ritrovandosi per sempre impresso, chi per intero e chi solo per qualche arto, nella memoria fotografica di gitanti sconosciuti.

Sulle passerelle di legno e metallo che dalla Penisola di Magellano si affacciano sul Perito Moreno queste involontarie intromissioni sono pressoché inevitabili; qui, ogni giorno, innumerevoli esemplari di Homo turisticus trasformano le proprie fotocamere in mitragliatrici e la fotografia amatoriale in arte bellica.

Il Perito Moreno visto da quassù sembra un'enorme meringa e dei milioni di turisti che lo visitano ogni anno, apparentemente, se ne frega. E' un mostro di ghiaccio con la coda adagiata tra le cime delle Ande cilene e la fronte immersa nelle acque gelide del lago Argentino. Il suo corpo enorme custodisce, oltre che la terza riserva di acqua dolce del pianeta, tutte le sfumature di azzurro e blu esistenti al mondo. Si estende per 250 km² con pareti che si innalzano per 60 metri sopra il livello del lago e vi affondano per 170. Come l'essere millenario de -La Storia Infinita- il Perito Moreno è indifferente a tutto ciò che accade nel mondo compreso il riscaldamento globale che, a quanto pare, non lo disturba; il vento gelido del pacifico collabora con i picchi andini per mantenere costante la temperatura delle aree più interne mentre le acque del lago si occupano della conservazione del fronte esposto. Con la dignità di un grande re il ghiacciaio ignora le offese dell'uomo e continua imperterrito la sua avanzata. Cresce 2 metri al giorno, quasi 700 all'anno, e perde massa a un ritmo praticamente analogo. Se si escludono piccole variazioni la fronte del Perito Moreno non è avanzata ne indietreggiata negli ultimi 90 anni.

E' difficile non percepire questo gigante come una creatura viva. I suoi movimenti eterni producono suoni che sembrano sospiri, a volte ruggiti o scricchiolii che fanno pensare a un grosso animale che si stira la schiena. Risulta naturale stare in silenzio, o al massimo condividere lo stupore a bassa voce, aspettando il prossimo suono come si potrebbe aspettare la profezia di un oracolo. A volte la pressione del massa solida sull'acqua si fa tanto violenta da provocare il distaccamento di enormi blocchi di ghiaccio che precipitano sulle superfici del lago in una costante messa in scena della fine del mondo.

Al cospetto del Perito Moreno io e la mia compagna rimaniamo soggette a una strana forma di ipnosi, una seduzione glaciale, un'incantesimo che, nonostante il freddo intenso, ci impedisce di lasciare la terrazza panoramica.

Ce ne andiamo dopo più di un'ora per prendere l'ultimo autobus di ritorno a El Calafate. Mentre il mezzo accelera sorrido al pensiero che una parte di noi, comunque, rimarrà li ad ascoltare le voci del grande ghiacciaio, impressa per sempre sulle foto ricordo di un turista sconosciuto.

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