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Serbia/Kosovo, la UE media un accordo: libera circolazione per i cittadini


Balcani, rientrate le tensioni tra Belgrado e Pristina grazie anche all'intervento dell'Alto Rappresentante Ue Josep Borrell, in quello che viene definito, per il momento, un gentlemen's agreement.

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, è membro del comitato editoriale di eastwest. Si occupa di geopolitica di Medio Oriente e Nord Africa, Stati Uniti, rapporti tra Paesi Nato, di organizzazioni internazionali. Già Addetto Stampa al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha lavorato come Digital Communication Adviser alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite a New York.

Balcani, rientrate le tensioni tra Belgrado e Pristina grazie anche all’intervento dell’Alto Rappresentante Ue Josep Borrell, in quello che viene definito, per il momento, un gentlemen’s agreement.Le tensioni al confine tra Serbia e Kosovo, verificatesi dopo la decisione unilaterale di Pristina sul rilascio dei permessi di circolazione, sono rientrate nei giorni scorsi grazie alle trattative mediate dall’Unione Europea, che hanno portato i due Paesi ad un accordo di massima per consentire ai cittadini di muoversi liberamente in entrata e in uscita. Sostanzialmente, si raggiunge una soluzione che vedrà la libera circolazione delle persone, che continueranno a mostrare, se richiesti al confine, i documenti in possesso rilasciati dalle rispettive autorità.

È una novità positiva, visto che la bagarre tra Belgrado e Pristina gioca costantemente un ruolo anche a livello internazionale. Russia, Stati Uniti e Ue hanno, anche stavolta, mostrato differenze nell’approccio alla questione, con Mosca che ha sostenuto le lamentele serbe, mentre Washington e Bruxelles (che riconoscono il Kosovo) hanno appoggiato la decisione kosovara sulla documentazione per carte d’identità e targhe delle auto.

“Siamo stati capaci di assicurare pace e stabilità nel territorio del Kosovo e preservare le carte d’identità della Serbia per i serbi che ci vivono, così come la presenza dello Stato serbo in questo territorio”, ha commentato il responsabile dell’ufficio per il Kosovo della Serbia, Petar Petković. Ed effettivamente è quanto accaduto con l’accordo tra il presidente Aleksandar Vucic e il Primo Ministro Albin Kurti, accolto positivamente dall’Alto Rappresentate Ue Josep Borrell, che ha gestito quello definito dalla nuova Prima Ministra serba, Ana Brnabic, un gentlemen’s agreement.

Una definizione effettivamente sibillina, che lascia intendere potenziali nuovi problemi in vista. Infatti, risolto momentaneamente il caso della circolazione libera per i possessori delle carte d’identità dei rispettivi Paesi, rimane in ballo quello delle targhe. Tutto parte da un’altra serie di accordi tra Serbia e Kosovo sottoscritti nel 2011, che prevedono la possibilità da parte dei Governi di chiedere — e rilasciare — certificati e documentazioni. “È un accordo orale tra le parti, con garanzie dell’Ue, ma questo non obbliga nessuno nel futuro”, ha aggiunto la Pm Brnabic.

Vucic, Presidente serbo, ha ricordato che quello delle carte d’identità è un “piccolo problema”, ma il discorso cambia per quanto riguarda le targhe dei veicoli, “molto più complicato”. Sebbene non ci si attenda nel breve periodo un riscontro sulla questione, l’impulso positivo del dialogo per la libera circolazione delle persone ha, per lo meno, preparato il terreno per nuovi round negoziali, e smesso di alimentare la tensione al confine. Visto quanto accaduto, persino la missione Nato KFOR è intervenuta, spiegando che le forze del Patto atlantico sono pronte a mobilitarsi se la stabilità dovesse essere messa in discussione.

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