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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Serbia, nuove proteste a Belgrado

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Serbia: quarto giorno consecutivo di proteste contro il Presidente Vučić, accusato di aver sfruttato la crisi per fini elettorali. Si rianima il dialogo con il Kosovo

Serbia: quarto giorno consecutivo di proteste. Una protesta antigovernativa fuori dal palazzo del Parlamento a Belgrado, Serbia, 10 luglio 2020. REUTERS/Marko Djurica

Una protesta antigovernativa fuori dal palazzo del Parlamento a Belgrado, Serbia, 10 luglio 2020. REUTERS/Marko Djurica

Nel quarto giorno consecutivo di proteste in Serbia, iniziate lo scorso martedì, il Presidente Aleksandar Vučić ha accusato i suoi avversari politici di aver orchestrato le manifestazioni, le prime in Europa a essere legate alla gestione della pandemia di Covid-19.

La causa delle proteste

La causa scatenante delle proteste è stata infatti l’imposizione di un nuovo lockdown di tre giorni nella capitale Belgrado, giustificato dal Governo con la necessità di contenere una seconda ondata di contagi da coronavirus.

Se questa è la causa, sono però ben altre le motivazioni profonde. Non si tratta affatto di proteste contro il lockdown – il Governo ha peraltro sospeso la decisione – ma contro il Presidente Vučić, accusato di autoritarismo, di aver mentito sui numeri reali dell’emergenza sanitaria e di aver sfruttato la crisi per fini elettorali.

Le elezioni del 21 giugno

A marzo, Vučić ha prima imposto delle misure di contenimento molto rigide, tra le più severe in tutta l’Europa. Dopodiché, a maggio, le ha rimosse completamente, annunciando la vittoria sul virus e invitando la popolazione a tornare alla normalità, senza più mascherine e distanziamento sociale. Il mese scorso 25mila persone hanno così assistito al derby di calcio di Belgrado.

Il passaggio da un estremo all’altro, secondo gli analisti, sarebbe servito a Vučić per rafforzare il suo consenso e per “tranquillizzare” la popolazione, convincendola della fine dell’epidemia in modo da incentivare la partecipazione al voto alle elezioni parlamentari del 21 giugno.

L’affluenza è stata comunque bassa, ma il partito di Vučić – il Partito progressista serbo, di orientamento nazional-conservatore – ha ottenuto il 60% delle preferenze. Una vittoria netta, ma che va interpretata alla luce del boicottaggio praticamente totale delle opposizioni, che temevano il rischio di contagi e che contestavano il controllo del Presidente sui media.

Le conseguenze in politica estera

Vučić ha addossato la responsabilità delle proteste – alle quali la polizia ha risposto con grande violenza – anche a non precisati attori stranieri che vorrebbero “danneggiare l’immagine internazionale della Serbia”.

Proprio in questi giorni si sta rianimando il dialogo tra Serbia e Kosovo. Si tratta della questione di politica estera più importante per Belgrado: riassumendo molto, nel 2008 il Kosovo si è dichiarato indipendente dalla Serbia ma non è riconosciuto da tutta la comunità internazionale; la Serbia lo considera una provincia del suo territorio.

Il complicato avvicinamento tra Belgrado e Pristina è oggi promosso da Francia e Germania, tra le intromissioni degli Stati Uniti che cercano di ottenere una vittoria diplomatica.

Una parte dei manifestanti scesi in strada in questi giorni accusa Vučić di voler “cedere” il Kosovo. Il risultato ottenuto alle elezioni garantisce al Presidente ampie libertà di manovra, ma la normalizzazione dei rapporti con Pristina è una questione complicata che difficilmente verrà risolta in tempi brevi.

@marcodellaguzzo

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