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Usa: lo scontro tra Dem e repubblicani sul diritto di voto


La Georgia ha approvato una legge che ridimensiona la possibilità di votare per posta o in anticipo. La restrizione spinge i Dem a cambiare le regole del filibuster

Martino Mazzonis Martino Mazzonis
Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).

La Georgia ha approvato una legge che ridimensiona la possibilità di votare per posta o in anticipo. La restrizione spinge i Dem a cambiare le regole del filibuster

Il senatore Joe Manchin parla con il senatore John Barrasso a Capitol Hill, Washington, Usa, 23 febbraio 2021. Graeme Jennings/Pool via REUTERS

La scorsa settimana la Georgia ha approvato una legge che ridimensiona la possibilità di votare per posta o in anticipo (depositando la propria scheda in una serie di urne collocate in uffici pubblici, postali, eccetera). La legge introduce nuove norme per la identificazione dell’elettore, restringe il numero di settimane durante le quali è possibile chiedere di votare a distanza o in anticipo così come il tempo durante il quale le contee spediscono le schede agli elettori che ne hanno fatto richiesta, il che è un modo per creare ritardi: meno tempo per richiedere la scheda e meno per spedirla.

Per chiarire come l’intento della legge non sia altro se non quello di impedire alle persone che normalmente votano meno di farlo, basta citare la norma che rende un reato portare acqua o cibo alle persone che fanno la fila al seggio. Lo scorso novembre nei quartieri neri, dove il numero dei seggi e di macchine per votare è più basso perché gli uffici elettorali ne mandano meno, le file sono state interminabili e la campagna democratica ha organizzato distribuzioni di acqua e cibo. In generale, in Georgia i democratici hanno usato tutte le possibilità esistenti per rendere il voto più facile in un anno in cui le restrizioni e le paure per il coronavirus lasciavano ipotizzare una affluenza alle urne in calo. Non è stato così, non in Georgia e nemmeno altrove, dove Trump ha vinto. L’incentivo al voto per posta è stato usato da tutti, con la novità di una campagna democratica condotta da Stacey Abrams che ha lavorato per anni per portare le persone al voto e cambiamenti demografici che hanno reso le minoranze più pesanti dal punto di vista elettorale.

Dopo aver perso la Georgia e l’Arizona, nonché gli Stati del Midwest conquistati per un soffio da Trump nel 2016, la risposta repubblicana non si è tradotta in una riflessione sugli errori commessi. Qui e là c’è qualcuno, persino qualche eletto, che parla di cambiare, ma non le figure importanti. La strategia per cercare di tornare a vincere sembra avere due gambe: da un lato rendere più difficile votare in maniera da depotenziare lo svantaggio nei confronti dei democraticità le minoranze e dall’altro ostacolare la produzione legislativa, impedire a Biden di ottenere risultati. Il primo obbiettivo passa per le 250 leggi di riforma dei sistemi elettorali presentate in 40 Stati. Avete letto bene: 250 leggi che cambiano i regolamenti, un numero pazzesco che lascia pensare che il grande problema degli Stati Uniti oggi non siano le vaccinazioni, la disoccupazione, la povertà o il clima, ma le norme che regolano il voto a distanza.

Il filibuster

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