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RETROSCENA

Usa: lo scontro tra Dem e repubblicani sul diritto di voto

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La Georgia ha approvato una legge che ridimensiona la possibilità di votare per posta o in anticipo. La restrizione spinge i Dem a cambiare le regole del filibuster

Il senatore Joe Manchin parla con il senatore John Barrasso a Capitol Hill, Washington, Usa, 23 febbraio 2021. Graeme Jennings/Pool via REUTERS

La scorsa settimana la Georgia ha approvato una legge che ridimensiona la possibilità di votare per posta o in anticipo (depositando la propria scheda in una serie di urne collocate in uffici pubblici, postali, eccetera). La legge introduce nuove norme per la identificazione dell’elettore, restringe il numero di settimane durante le quali è possibile chiedere di votare a distanza o in anticipo così come il tempo durante il quale le contee spediscono le schede agli elettori che ne hanno fatto richiesta, il che è un modo per creare ritardi: meno tempo per richiedere la scheda e meno per spedirla.

Per chiarire come l’intento della legge non sia altro se non quello di impedire alle persone che normalmente votano meno di farlo, basta citare la norma che rende un reato portare acqua o cibo alle persone che fanno la fila al seggio. Lo scorso novembre nei quartieri neri, dove il numero dei seggi e di macchine per votare è più basso perché gli uffici elettorali ne mandano meno, le file sono state interminabili e la campagna democratica ha organizzato distribuzioni di acqua e cibo. In generale, in Georgia i democratici hanno usato tutte le possibilità esistenti per rendere il voto più facile in un anno in cui le restrizioni e le paure per il coronavirus lasciavano ipotizzare una affluenza alle urne in calo. Non è stato così, non in Georgia e nemmeno altrove, dove Trump ha vinto. L’incentivo al voto per posta è stato usato da tutti, con la novità di una campagna democratica condotta da Stacey Abrams che ha lavorato per anni per portare le persone al voto e cambiamenti demografici che hanno reso le minoranze più pesanti dal punto di vista elettorale.

Dopo aver perso la Georgia e l’Arizona, nonché gli Stati del Midwest conquistati per un soffio da Trump nel 2016, la risposta repubblicana non si è tradotta in una riflessione sugli errori commessi. Qui e là c’è qualcuno, persino qualche eletto, che parla di cambiare, ma non le figure importanti. La strategia per cercare di tornare a vincere sembra avere due gambe: da un lato rendere più difficile votare in maniera da depotenziare lo svantaggio nei confronti dei democraticità le minoranze e dall’altro ostacolare la produzione legislativa, impedire a Biden di ottenere risultati. Il primo obbiettivo passa per le 250 leggi di riforma dei sistemi elettorali presentate in 40 Stati. Avete letto bene: 250 leggi che cambiano i regolamenti, un numero pazzesco che lascia pensare che il grande problema degli Stati Uniti oggi non siano le vaccinazioni, la disoccupazione, la povertà o il clima, ma le norme che regolano il voto a distanza.

Il filibuster

La seconda strategia sarà quella di usare il più possibile lo strumento del filibuster, quello che in Italia si chiama ostruzionismo parlamentare e che dovrebbe essere uno strumento estremo. Negli Stati Uniti non è così: il regolamento del Senato rende praticamente impossibile approvare una legge che non sia di bilancio senza 60 voti – 10 in più della maggioranza. Il filibuster contemporaneo non richiede neppure maratone oratorie, il partito che fa ostruzionismo non deve nemmeno passare ore in piedi a parlare davanti alle telecamere, rendendo evidente chi e perché sta paralizzando il lavoro del Senato. Spieghiamo perché: per non paralizzare il Senato, negli anni ’70 si introdusse una norma secondo la quale più di una legge o mozione poteva messere in votazione. Quindi, quando un partito chiama il filibuster, si passa a discutere di altro, ma non si paralizzano i lavori in senso stretto (solo la loro efficacia). Questa norma ha moltiplicato l’uso che si fa di uno strumento che veniva usato solo in casi estremi.

Torniamo alle eleggi elettorali. Joe Biden e i democratici avevano promesso una legge che rendesse più facile votare: registrazione automatica al voto, national holiday nel giorno elettorale e cose simili. Il For the people Act è la prima legge approvata dalla nuova Camera nel 2021 ed è una riforma che aggredisce molte delle cose assurde del sistema elettorale americano: dai finanziamenti, al disegno dei distretti elettorali la legge rende il processo elettorale più equo e simile a quel che in Europa considereremmo normale. Problema: con il filibuster la legge non passerà mai in Senato, perché dovrebbe ottenere 10 voti dallo stesso partito che nel frattempo si affretta a votare leggi per impedire il voto.

Che fare allora? Il Presidente Biden si è sempre detto contrario all’abolizione del filibuster, che rimane una norma a tutela delle minoranze. Il Presidente è anche un fan della bipartisanship, della collaborazione tra partiti. Ma il clima politico a Washington gli sta facendo cambiare lentamente idea. A convincerlo sono state proprio le leggi elettorali come quelle della Georgia. L’offensiva repubblicana contro il diritto di voto non è infatti una divergenza programmatica, ma un braccio di ferro sul funzionamento stesso della democrazia. I repubblicani sanno di perdere se le minoranze partecipano in massa alle elezioni e quindi anziché tentare di conquistarne il voto, cambiano le regole. Per questo Biden ha aperto all’idea di modificare il filibuster e, almeno, farlo tornare a quel che era, una tattica parlamentare difficile da usare. I repubblicani già gridano al colpo di Stato mentre la sinistra del partito chiede a gran voce un cambiamento delle regole per poter proseguire sulla spinta riformatrice avviata con il pacchetto da 1900 miliardi.

E qui entra in gioco Joe Manchin, senatore della West Virginia che ha bloccato l’innalzamento del salario minimo a 15 dollari l’ora. Il moderato democratico, che viene rieletto senza problemi in uno Stato vinto da Trump con 20 punti di vantaggio, ha praticamente diritto di veto su tutto. Ed è contrario a cambiare il filibuster, così come vorrebbe che la legge di riforma elettorale fosse votata almeno da qualche repubblicano. Se, come e quanto Biden saprà convincerlo a votare con il resto del suo gruppo, non lo sa nessuno. Ma c’è da scommettere che nel pacchetto per le infrastrutture, una super legge (o più d’una) destinata a diventare la cosa più importante fatta da Biden, ci saranno molti progetti per lo Stato devastato dalla chiusura delle miniere di carbone e dagli oppiacei.

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L'AUTORE

Martino Mazzonis

Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).
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