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Social media: il team Jorge, i mercenari della disinformazione


Una grande inchiesta giornalistica ha svelato l'operato di un'agenzia israeliana ultra segreta che dice di avere influenzato decine di elezioni ed eventi politici in tutto il mondo

Il 5 settembre del 2017 a Bangalore, la capitale dello stato indiano meridionale di Karnataka, viene uccisa una giornalista. Si chiama Gauri Lankesh, ha 55 anni e sta lavorando ad un editoriale molto importante. Il titolo del pezzo è Nell'era delle notizie false e indaga su come le "fabbriche di menzogne" — siti web che spargono e alimentano fake news e mezze verità — stanno diffondendo disinformazione in India. Nel 2018, appena un anno dopo la sua morte, scoppia il caso di Cambridge Analytica, la società britannica che ha acquistato i dati di circa 87 milioni di utenti Facebook per influenzare gli elettori nel mondo. Le sue attività sono state associate ad eventi come l’elezione di Donald Trump nel 2016 negli Usa o il voto sulla Brexit negli Uk. Tutto ciò mostrò al mondo un problema che iniziava ad essere percepito, ma che ancora si faticava a delineare concretamente: internet, e nello specifico i social media, erano diventati un'arma per influenzare la politica mondiale.

Mercoledì 15 Febbraio, il consorzio giornalistico di Forbidden Stories  —  una no profit francese con la missione di continuare il lavoro di giornalisti uccisi o incarcerati   ha pubblicato un’inchiesta che racconta come la manipolazione e la distorsione di informazioni sul web sia, oggi, più presente che mai. L’inchiesta è partita dal lavoro di Gauri Lankesh e fa parte del progetto Story Killers, un'indagine su scala globale per fare luce sul mondo opaco dei mercenari della disinformazione. La protagonista dell’inchiesta è una società ultra segreta israeliana — soprannominata “team Jorge” — che avrebbe offerto servizi di hackeraggio informatico e diffusione di disinformazione a pagamento, per influenzare elezioni ed eventi politici in tutto il mondo.

Il capo della società è Tal Hanan, un uomo di origini israeliane, che agisce sotto lo pseudonimo Jorge, da cui ha preso nome l’operazione. Tre giornalisti del consorzio —  uno di Radio France, uno del giornale israeliano Haaretz e uno del sito TheMarker  —  si sono presentati, sotto copertura, come dei potenziali acquirenti dei servizi offerti dalla sua azienda. Tra luglio e dicembre del 2022, i giornalisti lo hanno incontrato quattro volte, tre online ed una nel suo ufficio a Modi'in-Maccabim-Re'ut, la città dove ha sede gran parte dell'industria high-tech israeliana.

I metodi della manipolazione e disinformazione

Hanan ha detto ai giornalisti in incognito che i suoi servizi, chiamati anche "operazioni nere", sono a disposizione di agenzie di intelligence, attori politici e aziende private interessate a manipolare segretamente l'opinione pubblica. Ha detto che sono stati utilizzati in Africa, America meridionale e centrale, Stati Uniti ed Europa. I metodi utilizzati sono principalmente due: hackeraggio e diffusione di disinformazione online, soprattutto tramite la manipolazione automatizzata dell’opinione pubblica sui social network.

Per quanto riguarda il primo, Tal Hanan sostiene di riuscire ad entrare negli account di posta elettronica Gmail e di messaggistica Telegram delle vittime selezionate, ad esempio politici e funzionari.  Durante l’incontro, ha mostrato come fosse in grado di hackerare il profilo di alcuni funzionari politici molto vicini al nuovo presidente kenyota William Ruto. Il Kenya, dunque, potrebbe essere stato uno dei target delle azioni del team Jorge. Se fosse vero, seppur non sia stata impedita la vittoria di Ruto e il trasferimento pacifico della presidenza, la rivelazione evidenzia i potenziali rischi a cui sono esposte le istituzioni democratiche, ancora più insidiosi nel continente africano dove la democrazia, spesso, è fragile.

Il secondo metodo, invece, si basa su una tecnologia propria del “team Jorge” chiamata Aims (Advanced Impact Media Solutions) capace di creare migliaia di account falsi sulle principali piattaforme online, come Instagram, Twitter, LinkedIn, Facebook o YouTube. Questi account falsi possono poi essere manovrati a piacimento per veicolare messaggi, diffondere contenuti di disinformazione e, dunque, cercare di influenzare l’opinione pubblica. Nel 2022, Hanan ha detto che le capacità del software sono cresciute notevolmente. Oggi, controllerebbe un esercito di oltre 30.000 avatar (o bot); ognuno di essi ha la propria, fasulla, storia digitale creata negli anni. Ce ne sono di ogni nazionalità, genere ed età. Durante l’incontro con i giornalisti, per far vedere come funzionasse la tecnologia, ha creato un esempio: ha scelto l’immagine di una donna bianca britannica, l’ha chiamata Sophia Wilde, ha creato la mail, la data di nascita e tutto il necessario a farla sembrare un utente vero. Hannan ha detto di aver usato questi sistemi per influenzare le elezioni di 33 Paesi, e che in 27 casi il loro lavoro avesse raggiunto l’obbiettivo desiderato. Non si può sapere se queste informazioni siano vere o esagerate per fare buona impressione con i (finti) clienti.

L’insidia della manipolazione di notizie sui social network

"Le cose non devono necessariamente essere vere, purché siano credute". Questa citazione è di Alexander Nix, l’ex CEO di Cambridge Alytica, e racchiude bene il grande problema che rappresenta oggi la disinformazione. Quest’ultima c’è sempre stata, ma il web l’ha resa più insidiosa. Le fake news sui social network si diffondono, come ogni notizia, ad una velocità impressionante. Rimbalzano così tante volte in rete che diventa impossibile risalire alla loro origine, tracciarne il percorso e convincere chi le ha lette, e ci ha creduto, che si è trattato di informazioni sbagliate o manipolate. La creazione di bot rende questo processo ancora più complesso: oltre ad amplificare la diffusione della notizia in questione, è possibile influenzare l’opinione delle persone; sui social molti individui, come anche nella realtà, sono fortemente influenzati dalla massa. Se vedono mille commenti negativi su una determinata questione è possibile che ne vengano influenzati e inizino a vederla anch’essi negativamente.

Tutto ciò ci riporta ad un punto focale, ovvero il ruolo dei social media — e più in generale del web —  nella geopolitica. Oggi, i social sono un’arma digitale estremamente potente. Se da un lato mantengono il loro ruolo cruciale nel supportare la libertà di espressione e dibattito nel mondo, rivelandosi decisivi in contesti politici dove la libertà è soppressa, essi sono anche sempre più utilizzati per manipolare la politica e le persone. Ciò è fatto per fini di controllo e coercizione, sia da attori appartenenti ad istituzioni politiche che da privati individui o aziende. Diventa fondamentale quindi prendere coscienza che i social non sono più solo uno strumento di emancipazione e libertà, ma in certi casi rappresentano una sfida aggiuntiva per le democrazie.

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