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Somalia nel terrore

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Il terrorismo di matrice islamica non molla la presa in un’ancora fragile Somalia. Dove sono Italia e Unione Europea?

Almeno 80 persone sono state uccise e oltre 100 ferite sabato scorso in un attacco terroristico a Mogadiscio. L’esplosione è avvenuta nella parte a sudovest della città, in un’area molto affollata per la presenza di un ufficio dell’agenzia delle entrate aperto e di un checkpoint militare.

Finora, nessun gruppo ha rivendicato l’attacco, ma il presidente somalo Mohamed Abdullahi Mohamed ha incolpato il gruppo armato al-Shabaab. 

“Il paese è in uno stato di guerra…non stanno prendendo di mira solo coloro che lavorano per il governo, ma l’intera popolazione” ha dichiaro il Presidente.

Al-Shabaab (in arabo “La gioventù”), è un gruppo radicale islamista, che si ispira al jihadismo salafita e che si è formato come frangia armata delle Corti islamiche che nel 2004 avevano avviato nel Paese un tentativo di governance autoritaria fondata sulla sharia. I soldati etiopi appoggiati dagli USA hanno sconfitto l’Unione delle Corti islamiche nel 2006, ma l’ala giovanile del movimento si è separata, dando vita al gruppo armato.

Pur avendo perso il controllo della costa (ormai in mano al governo centrale) Al-Shabaab mantiene una forte presa sull’entroterra, dove ha ancora numerose basi, dalle quali organizza attacchi contro le forze dell’Amisom (la missione dell’Unione Africana), le ambasciate, i luoghi frequentati da stranieri. Dal 2006, Al-Shabaab ha compiuto diversi attentati nella capitale: solo quest’anno, ha preso di mira un centro commerciale, l’ufficio del Sindaco della città e diversi hotel frequentati dagli stranieri. La bomba di sabato è arrivata due settimane dopo un assedio in un hotel che ha provocato 5 morti.

La Somalia dipende dal sostegno militare degli Usa (i cui droni bersagliamo le postazioni dei jihadisti) e dai 20 mila soldati schierati da Onu e Unione africana.

La missione di pace della UA, in Somalia dal 2007, ha gradualmente ritirato le sue forze negli ultimi anni. L’esercito somalo dovrebbe assumersi la responsabilità della sicurezza il prossimo anno, anche se la data precisa del ritiro è stata ripetutamente spostata; il ritmo degli attacchi ha sollevato però legittime preoccupazioni sull’effettiva capacità delle forze somale di assumere autonomamente la sicurezza del paese.

La Somalia costituisce un altro e lampante esempio della incapacità strutturale del nostro paese di tenere fede ai suoi obiettivi strategici di politica estera, se non diluiti in ambito europeo. L’Italia ha da tempo rinunciato ad un ruolo di mediazione e di supporto in Somalia. Sarebbero necessarie ben altre risorse di quelle a disposizione della Farnesina per poter giocare un ruolo di una certa consistenza. E pur tuttavia, la comunità somala potrà sperare in un futuro di pace solo se assistita dalla comunità internazionale. Ancora una volta, le aspettative ricadono su Bruxelles…

 

@GiuScognamiglio

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