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La sentenza della vergogna nella Spagna che nega la verità a noi bambini rubati

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Un ginecologo viene riconosciuto colpevole di aver “rubato” una bambina, ma il reato è prescritto. Enrique J. Vila Torres, da tempo in cerca di giustizia per i niños robados, accusa lo Stato di rendere più difficili le indagini. «Siamo migliaia di spagnoli ancora privati della verità»

Prescrizione. Questo l’esito del dibattimento che vede al banco degli imputati il ginecologo 85enne Eduardo Vela, riconosciuto colpevole dal Tribunale di Madrid di ben tre capi d’accusa: sequestro – avvenuto nel 1969 – di Inés Madrigal, falsificazione del suo certificato di nascita e simulazione del parto della donna cui essa venne affidata. Il reato più grave, il sequestro, viene tuttavia prescritto, in quanto occorso più di dieci anni fa.

«È sicuramente un fatto positivo averlo riconosciuto colpevole», afferma l’avvocato e scrittore spagnolo Enrique J. Vila Torres, «anche se ciò è stato molto facile. Avevo prove molto evidenti. Mi sembra tuttavia terribile che non sia stato condannato a causa della prescrizione del reato. Si tratta di un errore giudiziario molto grave che mi imbarazza in qualità di giurista spagnolo. E, come vittima, mi causa grande tristezza. Questi crimini non dovrebbero essere prescritti. Le conseguenze di questo crimine sono tuttora operanti, in quanto Inés Madrigal è ancora adesso separata con la forza dalla sua famiglia biologica».

Il crimine in questione si inscrive in un orizzonte più ampio, quello del dramma dei bambini rubati: perpetrato nella Spagna franchista, si protrae anche in seguito alla caduta del regime per fini economici. Migliaia di bambini sono stati sottratti con l’inganno alle proprie madri biologiche dopo la nascita e affidati a coppie sterili.

La vittima coinvolta in questo processo, Inés Madrigal, oggi 49enne, che annuncia di voler fare ricorso alla Corte Suprema in merito alla prescrizione, afferma di non desiderare il risarcimento di 350.000 euro e l’incarcerazione a 11 anni per Vela, come richiesto dall’accusa, ma solo che dal processo emerga la verità.

«Sono d’accordo solo in parte con lei», commenta Vila Torres. «Voglio verità ma anche giustizia e risarcimento e voglio che chi ci ha resi vittime paghi ora per i propri crimini. D’altronde è anche vero che preferisco conoscere l’identità dei miei genitori».

Fondatore e collaboratore di diverse associazioni e autore di importanti libri sull’argomento – fra cui Durante la tua assenza (2017), Storie rubate (2017) e Lettere di un bastardo al Papa (2018) in cui racconta il rapporto epistolare univoco con il Papa, tutti pubblicati in Italia da Castelvecchi –, l’avvocato spagnolo scoprì di essere stato adottato all’età di ventitré anni e da allora è alla ricerca della propria madre biologica. Enrique J. Vila Torres ha favorito con la propria attività numerosi ricongiungimenti familiari e seguito con attenzione gli sviluppi riguardanti il caso dei bambini rubati.

«I progressi sono molto esigui», rivela amaramente, «e avanzano tra mille difficoltà. La dimostrazione più chiara di ciò è questa sentenza della vergogna, perché sembrava che avremmo raggiunto un primo successo mentre alla fine ciò non è avvenuto del tutto. Lo Stato spagnolo, dall’inizio alla fine, sta rendendo più difficili le indagini. Siamo migliaia di spagnoli ancora privati della verità».

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