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Spionaggio russo: il caso Biot

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Dietro l’operazione Crestor, la fame sui piani Nato che ha tradito il marinaio indebitato Walter Biot. Cosa volevano conoscere i russi attraverso Biot?

L’ambasciata russa a Roma, Italia, 31 marzo 2021. REUTERS/Guglielmo Mangiapane

Come nei migliori romanzi di Le Carrè, c’è quasi sempre in tutte le spie – soprattutto in quelle che tradiscono – il gusto della sfida portato all’eccesso. Fino al punto di compiere volontariamente (o meno) quegli errori poi fatali che permettono di assaporare tutto il desiderio inconfessabile di essere smascherati, unico vero rimedio per sottrarsi allo stress e alla routine di ogni tradimento.

E, come nelle migliori spy stories, c’è anche il gusto di vestire l’azione spregevole con dettagli personali, una ”firma”, un modus operandi “creativo” come quello di usare proprio le scatole del farmaco Crestor contro il colesterolo da sovrappeso per gli scambi tra la pen drive con i segreti Nato raccolti e fotografati dal capitano di Fregata Walter Biot e la scatola gemella di Crestor contenente le 100 banconote da 50 euro piegate ordinatamente dal capostazione del servizio militare russo Aleksej Nemudrov.

Erano mesi che Biot veniva “attenzionato” dall’Ufficio Analisi per la minaccia asimmetrica (Uama) della Difesa e fotografato durante le sue azioni illecite prima che gli uomini del controspionaggio italiano lo bloccassero fuori dal parcheggio di Spinaceto. Le istruzioni che Nemudrov aveva assegnato a Biot erano precise: non documenti specifici ma una “pesca a strascico” su documenti classificati fino al “segretissimo”. L’importante è che fossero molti, più erano e meglio era.

I retroscena del caso Biot

Il Crestor – si sa – può curare solo gli effetti di eccessi di peso ma la bulimia di Nemudrov si placava solo quando poteva trasmettere a Mosca una mole mai vista di documenti classificati, pass essenziale per ulteriori promozioni e incarichi strategici (per non parlare di una disponibilità di danaro pronta cassa). Una bulimia che intercettava l’ingordigia di soldi di Biot sommerso da spese cui non sapeva più come fare fronte. Difficile però che Biot non sapesse che far entrare così frequentemente negli uffici di via XX settembre l’addetto militare russo Dmitrij Ostroukhov non poteva certo essere liquidato come un gesto di cortesia troppe volte reiterato. Eppure all’accordo coi russi Biot non riusciva a sottrarsi. Forse, involontariamente, come tutti i giocatori d’azzardo, sperava proprio che finisse così.

Ma cosa volevano conoscere i russi attraverso Biot? Per un terzo i documenti trasmessi da Biot ai russi riguardavano pianificazioni Nato, per un altro terzo collocazione e previsioni di dispiegamento dei contingenti italiani nelle missioni Nato (la Kfor in Kosovo è da tempo a guida italiana) e per un terzo la logistica ossia le richieste che dai teatri all’estero venivano inviate a Roma e dalle quali si possono comprendere le necessità operative. Soprattutto in questa fase in cui la Nato non è più impegnata in operazioni combat tutto si gioca sulle grandi esercitazioni che servono per testare la capacità di risposta rapida a una minaccia esterna. Si tratta di esercitazioni molto impegnative e costose come Defender 2021 o Trident Juncture.

Per quanto riguarda l’Italia, da poche settimane sono operativi i cinque droni basati a Sigonella da cui dipende il monitoraggio di tutte le attività in Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale. Ma c’è interesse a conoscere i futuri accordi industriali italo-tedeschi sul fronte dei sottomarini U212 e l’impiego degli F35 sulla portaerei Cavour appena testati negli Usa. Sapere in anticipo, ad esempio, che l’Italia dal prossimo anno guiderà il contingente in Iraq con un numero di militari superiore a quello attuale al posto degli americani non è una notizia da poco per chi come Mosca ha l’ambizione di giocare un ruolo nel Medio Oriente, dalla Siria alla Libia.

Ora i magistrati di Roma, sia civili che militari, cercheranno di capire a quali autorità russe erano destinate quelle informazioni. Ma prima ancora occorrerà scindere quelli che possono presentare il profilo di Segreti di Stato sui quali la Presidenza del Consiglio potrebbe opporre il segreto di Stato. Per quanto riguarda la competenza militare o ordinaria nei prossimi giorni i vertici delle due procure si incontreranno per fare il punto sulla vicenda. L’analisi della SIM card, di quattro smartphone e di due pc potrebbe fornire ulteriori elementi ai magistrati di Roma, ma da una prima analisi sono emersi almeno 181 documenti classificati che erano stati fotografati dall’indagato. Al momento, gli inquirenti hanno individuato 9 atti classificati come segretissimi e 47 Nato Secret. Chi indaga verificherà anche le quattro utenze, tre intestate allo stesso Biot e una al Ministero della Marina. Dall’esame del traffico telefonico è emerso che non ci sono stati contatti tra il militare e il funzionario delle forze armate russe. Un elemento che fa supporre agli inquirenti che gli appuntamenti tra i due venissero fissati in altri modi e in cadenze prestabilite.

Quanto al capitano di Fregata, attualmente a Regina Coeli, attraverso il suo avvocato ha confermato l’intenzione di voler rispondere alle domande degli inquirenti perché “desideroso non solo di difendere la sua posizione ma anche di dare serenità alla sua famiglia e al Paese”. Biot si dice certo di poter grandemente ridimensionare la vicenda “perché non ha potuto avere accesso a informazioni di interesse strategico o operativo: il suo incarico non gli poteva garantire di avere a disposizione questi dati”.

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L'AUTORE

Gerardo Pelosi

Inviato de Il sole 24 ore dal 1990.
GUALA
AUTEC