La prima manovra del governo giallo-verde italiano è arrivata lunedì a Bruxelles solo pochi momenti prima della scadenza prevista. Gli investitori per ora non perdona la calma, segnalava stamattina (martedì 16 ottobre) un’agenzia dell’Associated Press ripresa da Business Insider. Dopo il braccio di ferro preliminare, ora toccherà aspettare la valutazione della Commissione Europea. Quella della stampa estera è già arrivata. E fosse per i giornalisti, la bozza della finanziaria sarebbe già stata rispedita al mittente.


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Lo schiaffo giornalistico più forte è arrivato venerdì 12 ottobre dal New York Times. “Non è necessario essere italiani per preoccuparsi per quanto sta accadendo a Roma”, spiega il quotidiano. ”Perché l’Italia potrebbe essere l’epicentro della prossima crisi finanziaria”, avverte sin dal titolo. Quello politicamente più pesante invece porta la firma del ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz, che in una lunga intervista rilasciata al quotidiano economico Handelsblatt afferma che “Il governo italiano deve confrontarsi con un debito pubblico molto alto (…) e non può certo pensare di far condividere il fardello ai partner europei”.

Anche se gli scenari evocati non sono tutti così plumbei come il doom loop ipotizzato (non solo) dalla grey lady newyorkese, che peraltro con la sua squadra di editorialisti economici capeggiata dal Nobel per l’economia Paul Krugman non può essere iscritta nel partito dell’austerity, certo è che “la manovra del popolo” non gode di buona stampa all’estero, dove non è passata inosservata, trovando spazio anche sulla agenzia di stampa cinese  Xinhua e su The Indian Express.

Del resto assicura la testata finanziaria Bloomberg, al recente vertice della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale a Bali, teatro di un “difficile debutto per il ministro Tria” era l’Italia “la preoccupazione strisciante dei vertici finanziari”. E anche se “la sorte dell’Italia ufficialmente non era all’ordine del giorno (…) molte conversazioni includevano richieste di chiarimenti sui piani del governo e la sua apparente volontà di andare a una resa dei conti con l’Unione Europea”.

Nelle edicole erano attese sia le dure critiche del quotidiano economico francese Les Echos che titola su “L’incredibile tragicommedia della finanziaria italiana”  (“più che una finanziaria, un manifesto elettorale”, redatto da “persone che si sono sbronzate con gli indici stellari di popolarità”, scrive Olivier Tosseri) che quelle del Financial Times (la firma è di Lorenzo Codogno, già capo economista e direttore generale del dipartimento del Tesoro al Mef), che accusa il governo italiano di “minacciare la stabilità dell’Europa intera (…) lasciando alle forze di mercato il compito di “arginare gli effetti di politiche irresponsabili”.

Meno scontato sulla carta nvece il voto negativo del quotidiano francese Libération.  Il giornale simbolo della gauche francese già all’inizio del mese ha liquidato la manovra come una “Comédie all’Italienne”, che serve solo a sfidare Bruxelles per bassi scopi elettorali. “A differenza del tentativo (fallito) di Syriza in Grecia - spiega  il professore dell’Università di Ginevra Bruno Amable – la coalizione di governo in Italia non mette in alcun modo in discussione la trasformazione neoliberale dei modelli socio-economici. Anzi, i loro piani sono in linea con l’onda di “riforme” del welfare e del mercato del lavoro che ha segnato l’Italia negli ultimi vent’anni”.