Parigi - Dopo i violenti scontri che nelle scorse settimane hanno infiammato Parigi durante le manifestazioni dei gilet gialli, la Francia resta con il fiato sospeso nell’attesa del quarto atto della mobilitazione, previsto per domani 8 dicembre. Nato inizialmente come una protesta contro i rincari del carburante, l’iniziativa ha ormai assunto le dimensioni di una protesta generale contro il presidente Emmanuel Macron


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Secondo quanto riportato da Le Parisien, l’Eliseo teme una giornata caratterizzata da una grande violenza, soprattutto per la presenza di migliaia di casseurs che, secondo la presidenza, si concentrerebbero sulla capitale “per distruggere e per uccidere”. Nuovi scenari da guerriglia urbana quindi che, come ha annunciato il primo ministro Edouard Philippe, verranno gestiti con «mezzi eccezionali» da parte delle forze dell’ordine.

Il capo del governo ha fatto sapere che saranno dispiegati 89mila agenti su tutto il territorio, di cui 8mila solamente a Parigi, per far fronte a una situazione di eccezione. Le autorità hanno preparato anche una dozzina di blindati della gendarmeria, che dovrebbero essere impiegati nei luoghi più sensibili, a protezione di monumenti o sedi istituzionali. Secondo una fonte interna citata da LCI, questi mezzi sarebbero già stati posizionati in alcune caserme di Parigi, pronti per essere utilizzati.

Intanto, mercoledì sera, il presidente Emmanuel Macron ha fatto il suo primo gesto di apertura,  sopprimendo definitivamente l’aumento della tassa sul carburante. Un segno distensivo nei confronti dei gilet gialli che, però, ha portato l’inquilino dell’Eliseo in rotta di collisione con il suo primo ministro, Edouard Philippe.  

L’Express afferma che in questo modo Macron ha sconfessato il suo premier che, poche ore prima, aveva annunciato una moratoria di sei mesi all’entrata in vigore della misura, insieme al congelamento delle tariffe dell’elettricità e dal gas.  Una mossa che, secondo il settimanale, ha rafforzato la “dissonanza ai vertici dello Stato”, già indeboliti dalla gestione della crisi.  

Le proteste dei gilet gialli, infatti, hanno provocato forti tensioni all’interno di République en marche, il partito di maggioranza presidenziale. Le Figaro parla delle divergenze sorte tra i deputati macroniani in merito alla gestione della protesta, sottolineando che molti di loro hanno criticato la linea seguita dall’esecutivo, giudicata troppo rigida. “Per la prima volta, alcuni parlamentari mettono direttamente in discussione il capo dello Stato” scrive il giornale di stampo conservatore.

In una simile situazione, i partiti di opposizione suonano la carica, puntando il dito contro la gestione della crisi da parte del governo. Franceinfo ricorda che per la presidente del Rassemblement National, Marine Le Pen, e per il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, è necessario sciogliere l’Assemblea nazionale e andare verso le elezioni anticipate. Europe 1, invece, riporta le dichiarazioni del presidente dei Repubblicani, Laurent Wauquiez, secondo il quale sarebbe meglio “adottare lo stato di emergenza per qualche giorno”.

Ma la classe politica non è l’unica a esprimere malcontento nei confronti del presidente francese.

Secondo l’ultimo sondaggio condotto per Le Figaro, ormai solamente il 21% dei francesi dice di avere fiducia nel proprio presidente, che perde così 5 punti in un mese. Il tonfo è ancora più fragoroso per il suo premier, che di punti ne perde addirittura 9, sprofondando al 22%.

E, mentre il governo cerca una via d’uscita, il movimento dei gilet gialli rischia di allargarsi a macchia d’olio contagiando altre categorie come gli studenti, gli autotrasportatori e gli agricoltori.

Les Echos racconta che, negli ultimi giorni, decine di licei sparsi in tutto il Paese sono stati occupati e in alcuni episodi si sono registrati tafferugli con le forze dell’ordine. A protestare anche le università parigine di Tolbiac e Censier, due distaccamenti della Sorbona, che hanno organizzato una serie di inziative contro il ministero dell’Educazione. I sindacati degli autotrasportatori, dei ferrovieri e degli agricoltori hanno indetto per i prossimi giorni una serie di scioperi che potrebbero sovrapporsi con le proteste dei gilet gialli.  Anche se è ancora presto per parlare di una convergenza, molti sindacalisti hanno lanciato appelli a scendere in strada per questo sabato.

La Francia si ritrova così a dover fronteggiare una nuova e inedita crisi, provocata da una mobilitazione eterogenea e difficilmente classificabile.

“Movimento popolare o movimento populista?” si chiede Libération in un editoriale, dove si afferma che “nella tradizione rivoluzionaria alla francese, i gilet gialli sarebbero un ’68 rivisitato nel 2018”. Secondo Le Monde, invece, “è difficile trovare un paragone che possa spiegare questo fenomeno”. L’utilizzo di barricate innalzate contro la celere ricorda una serie di episodi del passato, come la Comune di Parigi o la Rivoluzione di luglio avvenuta a Parigi nel 1830. Ma la vera peculiarità di questo fenomeno, secondo il quotidiano, resta nel fatto che presenta una struttura proteiforme, senza una vera organizzazione o un partito politico che la strumentalizzi.

La Tribune pone l’accento sull’importanza dei social network per i gilet gialli, che si organizzano  sul web con un passaparola attraverso le pagine Facebook, diventate uno strumento per “intrattenere la collera cittadina”.  Contattato dal quotidiano economico, Facebook ha fatto sapere di non poter affermare con certezza quanti utenti sono iscritti sulle pagine dei gilet gialli.

Un’incertezza che regna anche tra le autorità, che si preparano al peggiore degli scenari per questo sabato.  

@DaniloCeccarell