Serbia e Kosovo tornano a confrontarsi, questa volta sul campo neutro di Parigi dove per il centenario della fine della Grande Guerra i presidenti hanno partecipato da posizioni “diverse”. Un probabile errore di protocollo che ha animato molto la stampa locale, in un periodo in cui il processo di normalizzazione tra Belgrado e Pristina è condito da diverse questioni.


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La cerimonia dell'11 novembre di Parigi per il centenario della fine della Grande Guerra ha visto la partecipazione di oltre 80 tra capi di Stato, tra cui il presidente serbo Aleksandar Vucic e quello del Kosovo Hashim Thaci. Durante la scorsa settimana ha sollevato però diverse critiche la posizione occupata dai due nel corso della solenne celebrazione sotto l'arco di trionfo parigino. Mentre Thaci si trovava nel blocco principale, dietro i presidenti di Francia, Germania e Russia, Vucic è rimasto molto deluso dall'essere stato messo in seconda fila, nel blocco opposto rispetto ai vincitori della Prima guerra mondiale.

«Thaci aveva una posizione migliore della nostra. La posizione della presidente della Croazia Kolinda Grabar-Kitarovic qualcuno la motiverebbe con l'ordine alfabetico. Io non l'ho capito...Non voglio esporre i miei dubbi. Se mi chiedete se questo sia l'attuale rapporto di forze, no, non lo è. Macron verrà in Serbia, mentre è difficile che vada a Pristina, lo stesso vale per Putin […]. Sarete d'accordo con me che non vale la pena fare uno scandalo su questa cosa» ha dichiarato Vucic in conferenza stampa, come riporta N1, emittente locale affiliata a CNN.

Nonostante quindi l'opinione pubblica in Serbia abbia accusato la Francia e gli alleati della Grande guerra di non aver rispettato la Serbia e il suo sacrificio in battaglia, il presidente serbo sembra averla presa con filosofia. Il quotidiano belgradese Novosti ha intervistato il vicedirettore di Figaro Jean Christophe Buisson che ha definito “fantastica” la reazione di Vucic. «Ha capito lo spirito di serbi e francesi. Ci avete accolto male, ma vedrete quando saremo noi ad accogliere voi, cosa vuol dire accoglienza. Questo ci mostrerà nel modo giusto perché abbiamo sbagliato» ha dichiarato Buisson.

E se sedere tra le seconde file non sembra aver turbato più di tanto Vucic, a lasciarlo maggiormente interdetto è stato l'incontro informale a margine della cerimonia che il presidente kosovaro ha avuto con il suo omologo russo Vladimir Putin – il cui Paese è un alleato di Belgrado nella sua battaglia diplomatica per il non riconoscimento del Kosovo. «Questo è il primo incontro tra Kosovo e Russia a questo livello. Putin ha sottolineato che si tratta di una questione delicata ma allo stesso tempo è stato chiaro nel sostenere la possibilità che Kosovo e Serbia raggiungano un compromesso», ha dichiarato Thaci per l'emittente di Pristina Klan Kosova, come riporta il portale RTK.

Pristina si aggiudica quindi il round su Belgrado nella trasferta di Parigi. Una vittoria diplomatica che arriva poco dopo l'innalzamento dei dazi del 10% sulle importazioni kosovare per i prodotti provenienti da Bosnia e Serbia. Una decisione arrivata alla vigilia della ripresa dei negoziati a Bruxelles tra i due presidenti che viola gli accordi di libero scambio Cefta e che ha il sapore di ripicca. L'aumento dei dazi sembra infatti una risposta alla politica estera serba guidata dal ministro Ivica Dacic, da mesi intento a convincere diversi Stati africani e caraibici a ritirare il riconoscimento del Kosovo. L'ultimo della serie sono le Isole Comore, che vanno a fare compagnia a Burundi, Lesotho e Suriname.

Quanto ai dazi, come sottolinea il quotidiano belgradese Telegraf, non si tratta della prima mossa di questo tipo: l'anno scorso Pristina introdusse nuove tariffe per la farina serba; mentre a luglio di quest'anno erano stati temporaneamente aumentati del 30% i dazi su alcuni prodotti agricoli provenienti da Bosnia, Macedonia e Serbia. «C'è un'intera serie di questioni economiche irrisolte, che i governi non affrontano bensì lasciano tutto alla politica. E così la Serbia si lamenterà con l'Unione europea, Pacolli [il ministro degli Esteri kosovaro, ndr] dirà che questa è una punizione per la Serbia, altri diranno che è una violazione dell'accordo Cefta, mentre in nessun modo sederanno e risolveranno quello a cui li obbliga l'Accordo di Bruxells [con cui nel 2013 si avviò la normalizzazione tra Belgrado e Pristina, ndr]», ha dichiarato per la versione serba di Deutsche Welle Dusan Janjic, analista del Forum per i Rapporti Etnici.