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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Sudan-Israele: a un passo dall’accordo?

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Anche Sudan e Israele verso la normalizzazione dei rapporti, che sarebbe decisiva per l’ok alla rimozione di Khartoum dalla lista delle nazioni sponsor del terrorismo

L’area Al-Ikmayr di Omdurman a Khartoum, Sudan, 27 agosto 2020. REUTERS/Mohamed Nureldin Abdallah

Anche il Sudan prenderà parte all’Accordo di Abramo? Dal Primo Ministro Abdalla Hamdok al capo del Consiglio Sovrano Abdel-Fattah al-Burhan, si lavora per nuove relazioni diplomatiche con alcuni dei principali attori internazionali, su tutti gli Stati Uniti. Washington mantiene inalterata la lista degli Stati che sponsorizzano il terrorismo, con Khartoum presente nel documento dal 1993 insieme alla Siria designata nel 1979, l’Iran nel 1994 e la Corea del Nord nel 2017.

La situazione in Sudan: inflazione e alluvioni

Il bisogno di risorse economiche e aiuti spinge il Sudan alla richiesta d’essere depennato dall’elenco. L’inflazione galoppante al 170%, accresciuta ulteriormente dalla deposizione lo scorso anno di Omar al-Bashir, e le alluvioni che hanno recentemente colpito la nazione richiedono risposte immediate per la popolazione, in sofferenza per le condizioni sociali nelle quali riversa. Gli Stati Uniti coglieranno l’occasione per rafforzare il fronte pro-Israele, giocando la carta degli Accordi di Abramo e la posizione degli Emirati Arabi Uniti, vicini a Khartoum.

Nei giorni scorsi il Segretario di Stato Mike Pompeo ha avuto una conversazione telefonica con il Primo Ministro Hamdok nella quale l’esponente dell’amministrazione Trump ha espresso le condoglianze statunitensi per le morti durante il tragico evento meteorologico. I due hanno convenuto sull’importanza della partnership tra i due Paesi nel supporto della pacifica transizione alla democrazia per il Sudan. Prima ancora, nel mese di agosto, Pompeo si è recato presso la capitale sudanese per un faccia a faccia con il capo del Governo. La nota del Dipartimento di Stato evidenziava come i due abbiano discusso degli “sviluppi positivi nelle relazioni Sudan-Israele”.

Gli Accordi di Abramo e gli aiuti economici

In questo quadro si può leggere il meeting emiratino, al quale parteciperanno il Generale al-Burhan del Consiglio Sovrano e il Ministro della Difesa di Khartoum Nasredeen Abdulbari, mentre per gli Stati Uniti presenzierà Miguel Correa, senior director del National Security Council coinvolto nell’accordo Emirati-Israele. Diversamente dall’incontro di agosto Pompeo-Hamdok, nel quale il Primo Ministro dichiarò di non aver mandato per trattare una normalizzazione con Tel Aviv, alcune fonti confermano che Washington sbloccherà gli aiuti per il Paese in cambio di nuove relazioni con lo Stato Ebraico. Dal punto di vista economico, si parla di 3 miliardi di dollari in assistenza umanitaria e aiuti diretti al budget del Paese africano e l’impegno degli Emirati e degli Usa di supportare il Sudan nei prossimi 3 anni.

Cambia dunque la posizione di Khartoum rispetto a qualche settimana fa e si denota il ruolo primario di al-Burhan a livello politico. È infatti il Generale ad aver assunto l’impegno della normalizzazione con Tel Aviv, convincendo a sua volta il Primo Ministro dell’esigenza strategica per il Paese del passaggio storico.

D’altro canto, non sarà semplice né veloce il completamento dello schema. Sarà fondamentale il voto al Senato statunitense di una legge che dia l’immunità al Sudan per ogni eventuale nuova iniziativa processuale in merito agli attacchi terroristici, orchestrati insieme ad al-Qaeda, contro le ambasciate statunitensi in Africa nel 1998 e il cacciatorpediniere USS Cole nel 2000. La volontà sudanese di un agreement con Israele sarebbe decisiva per l’ok alla rimozione del Paese dalla lista di nazioni sponsor del terrorismo.

@melonimatteo

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