EN

eastwest challenge banner leaderboard

LA NOTIZIA DEL GIORNO

Usa tolgono il Sudan dalla lista degli sponsor del terrorismo

Indietro    Avanti

Il Sudan è stato rimosso dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo dopo 27 anni: l’annuncio arriva dall’Ambasciata Usa. La Turchia nomina un nuovo Ambasciatore a Tel Aviv 

Una manifestazione contro il Governo a Khartoum, Sudan, 21 ottobre 2020. REUTERS/Mohamed Nureldin Abdallah

Dopo 27 lunghi anni, gli Stati Uniti depennano il Sudan dalla lista di Paesi sponsor del terrorismo, garantendo l’accesso a maggiori fondi per risanare la grave crisi che imperversa nella nazione africana e instaurare nuove relazioni con la comunità internazionale. Ad annunciarlo l’Ambasciata Usa a Khartoum, che, ricorda Mike Pompeo, ha firmato un avviso di cancellazione del Sudan dal registro federale che identifica diverse nazioni quali Siria, Iran e Corea del Nord.

Entra così in vigore, dopo 45 giorni, l’atto presidenziale di Donald Trump del 26 ottobre 2020, che dichiarava l’estraneità del Sudan nel supporto ad atti di terrorismo nei precedenti 6 mesi e dava ampia fiducia al nuovo corso istituzionale, che ha assicurato a Washington che non avrebbe ripreso la strada percorsa in passato.

L’importanza dell’atto

Il Primo Ministro Abdallah Hamdok ha espresso grande soddisfazione per la decisione statunitense, definendola “una liberazione dal blocco imposto a livello globale, causato dal comportamento del regime che abbiamo mandato via”. Il riferimento è alla deposizione di Omar al-Bashir, accusato di collusione con il gruppo terroristico al-Qaeda e della responsabilità di svariati attacchi a strutture Usa in Africa.

Ma il vero protagonista dell’importante passaggio storico è Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan, Generale e Presidente del Consiglio Sovrano del Sudan, framework istituzionale temporaneo e di transizione verso una nuova forma istituzionale post al-Bashir. Il Generale, nei colloqui avvenuti nei mesi scorsi, si è preso la decisiva responsabilità politica di un accordo con Israele, nonostante le iniziali perplessità dello stesso Pm Hamdok.

Il rapprochement con Israele

L’impegno di Khartoum a nuove relazioni con Tel Aviv ha portato i legislatori statunitensi a valutare la cosiddetta soverign immunity, ovvero l’impossibilità a procedere legalmente contro i governanti dello Stato. La questione è estremamente delicata, dato che il dibattito ruota attorno ai fatti dell’11 settembre: con questa norma, i familiari delle vittime delle Torri Gemelle si vedrebbero bloccati dal far causa contro il Sudan, ritenuto complice anche dei fatti avvenuti a New York nel 2001.

Ma a quanto si apprende, da più parti si spinge affinché i membri del Congresso passino la normativa, con pressioni anche da parte israeliana: diplomatici dello Stato ebraico a Washington temono che uno stop all’immunity bill per Khartoum non solo porti al naufragio dell’accordo, ma anche a un rallentamento degli altri in fase di attuazione.

Intanto, nei giorni scorsi anche il Marocco ha annunciato la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con Israele, allargando così il fronte di Paesi arabi che si avvicinano a Tel Aviv con il ruolo decisivo dell’amministrazione repubblicana. Il ruolo di Washington è stato, ancora una volta, fondamentale: infatti, Trump ha riconosciuto Rabat sovrana sul Sahara Occidentale, regione contesa con il Fronte Polisario che dichiarò l’indipendenza con la Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi.

Nella giornata di ieri la Turchia ha nominato un nuovo Ambasciatore a Tel Aviv: sarà Ufuk Ulutas a rappresentare Ankara, a distanza di due anni dall’ultimo inviato turco nel Paese. Dal 2018 Recep Tayyip Erdogan lasciò la sede diplomatica turca sprovvista della carica più alta in protesta contro la decisione Usa di spostare l’Ambasciata a Gerusalemme. Il gesto può essere letto all’interno di un riavvicinamento con la nuova amministrazione di Joe Biden.

Continua a leggere questo articolo e tutti gli altri contenuti di eastwest e eastwest.eu.

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica a € 45.
Se desideri solo l’accesso al sito e l’abbonamento alla rivista digitale, il costo per un anno è € 20

Abbonati


Hai già un abbonamento PREMIUM oppure DIGITAL+WEB? Accedi al tuo account




L'AUTORE

Matteo Meloni

Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.
GUALA