Surviving Delhi #13: The Delhi Dynamos Football Experience


Il Jawaharlal Nehru Stadium di New Delhi vanta una capienza di 60mila posti. Considerando l'hype con la quale qui in India è stata lanciata la sfavillante Indian Super League (Isl) di calcio, il terrore pre partita consisteva nell'immaginarsi a sgomitare in mezzo al tutto esaurito con caratteristiche indiane, immaginarsi una partita di calcio trasformata in sagra di paese, complice una politica dei biglietti decisamente nazionalpopolare.

Il Jawaharlal Nehru Stadium di New Delhi vanta una capienza di 60mila posti. Considerando l’hype con la quale qui in India è stata lanciata la sfavillante Indian Super League (Isl) di calcio, il terrore pre partita consisteva nell’immaginarsi a sgomitare in mezzo al tutto esaurito con caratteristiche indiane, immaginarsi una partita di calcio trasformata in sagra di paese, complice una politica dei biglietti decisamente nazionalpopolare.

 

L’entrata allo stadio variava dalle 200 rupie (due euro e mezzo, in curva) a oltre 18mila rupie (232 euro), prezzo per il quale si poteva – citando testualmente dal servizio di vendita online Book My Show – “godere della partita in tutta la sua gloria, in un cubicolo separato con cena a buffet!”.

I nostri biglietti da 500 rupie, una ragionevole via di mezzo con posto a sedere nella tribuna sud Monte Mario, ci obbligavano al calvario dei controlli al gate 6: file separate per maschi e femmine in ottemperanza alla tutela del gentil sesso secondo la pratica della segregazione col sorriso in vigore nel paese, sequestro di monetine indiane per il valore di dieci rupie (salvate, per qualche astruso motivo, le sterline nel portafogli di un’amica), contrabbando illegale all’interno dello stadio di tabacco filtri e cartine, ricorrendo alla navigata strategia dell’immutandamento temporaneo, ché negli stadi indiani – come nel resto degli edifici pubblici, anche all’aperto – fumare è severamente vietato. E, stranamente, allo stadio non fuma nessuno.

Sorvolando sulla violenza psicologica operata dal legislatore nel privare lo spettatore della propria sacrosanta razione di nicotina durante un evento sportivo all’aperto, la presenza sugli spalti è miserrima, ad occhio e croce 15mila persone all’inizio del match, con altrettanti ancora bloccati fuori per i controlli al metal detector. Attorno a noi, nella Monte Mario, due sedili su tre sono vuoti e tra il pubblico ci sono solo esponenti della Delhi bene: smartphone ultima generazione, macchine fotografiche ultra professionali comprate su Flipkart (di cui parleremo estensivamente molto presto, anticipazione) per immortalare creazioni culinarie di madri ingioiellate – ma realizzate manualmente da didi sottopagate del Bihar – riciclate per l’evento sportivo, mogli / sorelle / fidanzate disperate per la scandalosa mancanza di copertura della rete 3g nello stadio (lamentela reiterata ogni 10 minuti in telefonate indignate con amiche non abbastanza fortunate per presenziare alla competizione sportiva).

Le sezioni più “popolari” sono semideserte, il terzo anello addirittura chiuso al pubblico, solo i posti Vip sono strapieni e alla fine del match, ad occhio e croce, ci saranno state non più di quarantamila persone.

Ci sono tutti gli elementi per decretare un cocente flop (considerando che quarantamila persone, a quei prezzi, a Delhi le possiamo tirare su organizzando un torneo di nascondino nei Lodi Garden con nemmeno una settimana di battage pubblicitario) che credo affondi le radici in un’operazione che, gasiamoci, chiameremo impropriamente (?) marketing top-down. Ovvero: il calcio in India, c’è poco da fare, è un non sport. Non esiste nell’immaginario collettivo, è roba da ricchi e da indiani della diaspora anglosassone, e il lancio di questa baracconata trash scintillante che è la Isl ne è la riprova.

Tutte le squadre sono proprietà di attori di Bollywood o mega industriali – e fin qui nulla di strano – ma utilizzano un linguaggio comunicativo a misura di upper-class, parlano a un pubblico che, se segue il calcio, segue i campionati stranieri, la Premier League in particolare. Tifa per la squadra del nipote che studia ad Oxford e/o tifa perché è cool.

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