Surviving Delhi #3: Condivisione e fastidio


Molti anni fa ho visto un documentario su una lezione universitaria di un professore - era molti anni fa, non ricordo nemmeno un nome, ma alla fine avrà tutto un senso - che spiegava ai suoi studenti la Teoria delle Stringhe. Non ci capii nulla ma ne rimasi incantato.

Molti anni fa ho visto un documentario su una lezione universitaria di un professore – era molti anni fa, non ricordo nemmeno un nome, ma alla fine avrà tutto un senso – che spiegava ai suoi studenti la Teoria delle Stringhe. Non ci capii nulla ma ne rimasi incantato.

Era una registrazione presumo della fin degli anni ’70 e questo professore in camicia di flanella, basettone e occhiali con le lenti azzurre spiegava ai suoi alunni questa teoria che, copio da Wikipedia,  “tenta di conciliare la meccanica quantistica con la relatività generale, e che si spera abbia inoltre le caratteristiche necessarie per essere una teoria del tutto”. Mi ha affascinato la pretesa di trovare uno schema, una struttura sensata, che aiutasse a spiegare “tutto”; obiettivo parecchio pretenzioso e ancora, pare, non ci sono riusciti.

Isperandomi liberamente agli intenti della comunità scientifica – senza uno straccio di bagaglio tecnico dal quale attingere – una delle attività più stimolanti qui in India è provare a trovare un senso a una serie di manifestazioni dell’indole umana che, in apparenza, un senso non ce l’hanno.

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