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Surviving Delhi #6: Guardie e fighetti


Ieri c'è stato l'election day qui a New Delhi, la tappa nella capitale per la tornata elettorale nazionale. Sono andato in giro per la città tutto il giorno e l'ho trovata, finalmente, bellissima.

Ieri c’è stato l’election day qui a New Delhi, la tappa nella capitale per la tornata elettorale nazionale. Sono andato in giro per la città tutto il giorno e l’ho trovata, finalmente, bellissima.

I seggi aprono la mattina alle sei, un orario giudicato pigramente proibitivo per chi scrive e non ha avuto nessun pezzo commissionato ad hoc per seguire la maratona elettorale. Quindi sveglia regolare a metà mattinata, temperatura già abbondantemente sopra i 30 gradi, e tuffo nei meandri di Delhi sud a “misurare il sentiment”, come si dice.

E il sentiment è che gli indiani, temprati da decenni di elezioni al caldo, si accalcano ai seggi la mattina prestissimo, quando ancora la temperatura è pressoché accettabile, esercitano il loro diritto di voto e si rifugiano nell’intimità delle proprie case, ché l’election day è anche – formalmente – giorno libero.

Il risultato è stata una splendida New Delhi semi deserta, per niente brulicante di agonismo politico o astio partitico, una condizione che sarebbe da ripetersi a scadenza regolare per la gioia di ogni residente. I seggi, presidiati dalla polizia, sono off limits per occhi indiscreti e telecamere, si entra solo per votare o mostrando permessi speciali dei quali ero sprovvisto, perciò si prosegue in direzione Chandni Chowk – Delhi vecchia, Delhi centro – e ci si perde nei vicoli attorno alla Jama Masjid, l’imponente moschea rossa davanti al Red Fort.

Passeggiare attorno alla Jama Masjid in un qualsiasi altro giorno della settimana sarebbe stato il solito tuffo nella marea umana, lo sforzo di vivere comunque una megalopoli difficile a livello epidermico, che costringe a restringere il raggio della “comfort zone” personale: a Delhi vecchia si cammina e ci si struscia l’un l’altro, si schivano una gamma di mezzi di trasporto che va dal riksha a pedali alle motociclette, ci si guarda intorno meravigliati dalla bellezza decadente di uno dei quartieri storici della capitale, immaginandosi come sarebbe senza “tutto sto casino”.

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