Taiwan: Trump condiziona Biden


Taiwan: Pompeo annuncia la rimozione delle restrizioni americane. Così l'ultima mossa dell'amministrazione Trump mette Biden in una posizione delicata

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

Taiwan: Pompeo annuncia la rimozione delle restrizioni americane. Così l’ultima mossa dell’amministrazione Trump mette Biden in una posizione delicata

Ufficiali e soldati dell’Air Force in una base militare a Tainan, Taiwan, 15 gennaio 2021. REUTERS/Ann Wang

I contatti tra l’amministrazione Trump e le autorità di Taiwan sono partiti col botto, per dirlo in maniera semplice. Nel dicembre 2016 Donald Trump, ancora Presidente eletto, ebbe una telefonata di una decina di minuti con la Presidente Tsai Ing-wen: era dal 1979 che i capi di Stato americani e taiwanesi non avevano un contatto ufficiale. Cinque anni dopo, si potrebbe dire che le relazioni siano terminate un po’ allo stesso modo, con una mossa “forte” e controversa.

L’annuncio di Pompeo e il triangolo Stati Uniti-Taiwan-Cina

Il 9 gennaio scorso il Segretario di Stato Mike Pompeo ha infatti annunciato la rimozione delle “restrizioni auto-imposte” dagli Stati Uniti nei rapporti con Taiwan. Significa che sono state cancellate quelle regole che limitano o vietano i contatti tra i funzionari americani e taiwanesi. Non significa invece che Washington riconoscerà ufficialmente Taipei (la “One China Policy” americana, volutamente ambigua, non è in discussione). Ma si tratta comunque di una decisione molto rilevante, che avrà delle conseguenze e con la quale la futura amministrazione di Joe Biden dovrà necessariamente confrontarsi.

Le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Taiwan, si diceva, sono governate dall’ambiguità: dato che la Cina non considera Taiwan uno Stato indipendente ma una parte del proprio territorio, l’America ha in passato elaborato una politica – la “One China Policy”, appunto – che in sostanza le consente di avere legami con entrambe. Pur continuando a non definirla un partner ufficiale, Taipei è però un importante alleato di Washington – che è il principale fornitore di armi dell’isola, ad esempio –, utile per il contenimento della crescita cinese nella regione dell’Asia-Pacifico. Pechino, ovviamente, mal tollera tutti questi contatti diplomatici, economici e strategici. Le parole di Pompeo lasciano immaginare addirittura un avanzamento nei rapporti tra l’America e Taiwan.

Da parte sua, Taiwan accolto positivamente l’annuncio di Pompeo. In questi anni l’amministrazione Trump ha riservato un’attenzione particolare all’isola, avvicinandovisi parecchio e facendone un perno dello scontro con la Cina. È un approccio che probabilmente proseguirà con Joe Biden – i Democratici quanto i Repubblicani sono favorevoli a rafforzare i legami con Taipei –, seppur con modi e toni diversi, meno polarizzanti e più improntati al coinvolgimento.

Una decisione più formale che concreta?

La decisione del Segretario di Stato, però, è stata anche controversa. C’è chi l’ha interpretata come una mossa più politico-propagandistica che tattica; più formale che concreta. Il colpo di coda di un’amministrazione uscente, insomma, che risponderebbe più che altro allo scopo di alzare ulteriormente la tensione con la Cina (che infatti ha risposto duramente) e costringere Biden alla “linea dura” con Pechino. Va ricordato però che la nuova amministrazione proseguirà lo scontro con il Partito comunista cinese: non ci sarà un cambio strategico ma tattico, al massimo; e retorico, sicuramente.

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