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Tatarstan


“Gratta un russo e troverai un tartaro”. Un vecchio detto ricorda ai concittadini di Putin che prima dei Sovietici e prima ancora dello zar la Russia si è formata dall’unione di popoli nemici, come gli Slavi e i Mongoli. Per tartaro, infatti, nel XIII sec. si intendeva qualunque popolo nomade che provenisse dall’Asia o avesse radici turcofone.

“Gratta un russo e troverai un tartaro”. Un vecchio detto ricorda ai concittadini di Putin che prima dei Sovietici e prima ancora dello zar la Russia si è formata dall’unione di popoli nemici, come gli Slavi e i Mongoli. Per tartaro, infatti, nel XIII sec. si intendeva qualunque popolo nomade che provenisse dall’Asia o avesse radici turcofone.

Kazan, la capitale, è una città moderna, con un centro elegante e moschee colorate che si alternano con le cupole celesti e dorate delle chiese ortodosse. Il benessere dei suoi abitanti, per metà russi e per metà tartari, dipende dal petrolio: la Repubblica è una zolla di terra da cui sprizzano 800 milioni di tonnellate di greggio all’anno. Il volume delle riserve stimato supera addirittura il miliardo di tonnellate. Risorse che danno ai Tartari un potere contrattuale che Mosca non ha mai potuto ignorare.

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