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LA NOTIZIA DEL GIORNO

TikTok: si dimette il Ceo dopo soli tre mesi

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TikTok: il Ceo americano Kevin Mayer si è dimesso ieri dopo lo scontro legale con l’amministrazione Trump, che vieta negli Usa ogni transazione con l’app cinese

Il logo TikTok è visibile su uno schermo a Times Square a New York City, Stati Uniti, 6 marzo 2020. REUTERS/Andrew Kelly

L’amministratore delegato di TikTok Kevin Mayer si è dimesso ieri dopo soli tre mesi dall’inizio del suo incarico. Avrebbe dovuto guidare il popolare social network nel suo percorso di crescita globale – l’app conta 2 miliardi di download in tutto il mondo – e dargli un volto nuovo, che ne allontanasse l’origine cinese e che fosse più rassicurante per il Governo statunitense: Mayer è infatti americano e in precedenza era stato un dirigente di alto livello di Disney.

Lo scontro legale tra il Governo americano e TikTok

Mayer ha motivato le sue dimissioni parlando di “bruschi cambiamenti nell’ambiente politico”, in probabile riferimento agli ordini esecutivi firmati nelle scorse settimane da Donald Trump. Il primo vieta ogni transazione con TikTok negli Stati Uniti entro 45 giorni; il secondo ordine dà invece 90 giorni di tempo a ByteDance (l’azienda cinese che possiede l’app) per cedere le sue attività negli Stati Uniti a una compagnia americana, pena l’espulsione dal mercato nazionale.

Trump sostiene che TikTok rappresenti una minaccia alla sicurezza nazionale americana. Il timore di Washington è che i dati sugli utenti americani raccolti attraverso la app finiscano nelle mani del Governo di Pechino.

Lunedì scorso TikTok ha citato in giudizio il Governo americano, negando di costituire una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti e accusando Trump di aver abusato dei suoi poteri di Presidente. TikTok sostiene inoltre di conservare i dati degli americani all’interno di server situati negli Stati Uniti e a Singapore, e di non condividerli con il Governo di Pechino. Il Partito comunista cinese raccoglie effettivamente moltissimi dati sulla propria popolazione, ma non ci sono prove che abbia ricevuto informazioni sui cittadini americani da parte di TikTok.

Perché gli Stati Uniti hanno paura di TikTok

Il “caso TikTok” – assieme a quello Huawei – è l’esempio più visibile della cosiddetta guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina, che rientra a sua volta nel più ampio scontro geopolitico tra le due superpotenze.

Gli Stati Uniti considerano anche Huawei una minaccia alla propria sicurezza. E non è troppo difficile capire il perché, al di là della fondatezza o meno di questa accusa. Huawei è un’azienda di telecomunicazioni che realizza infrastrutture di connettività (è leader nel 5G), attraverso le quali passano informazioni sensibili. Nessun Governo vorrebbe che dei sistemi dal valore strategico tanto grande possano essere vulnerabili alle infiltrazioni di Paesi avversari. E la Cina è il principale avversario degli Stati Uniti.

Con TikTok la questione è diversa. Cogliere il motivo per il quale un social network per la condivisione di brevi video – utilizzato perlopiù dai giovanissimi, tra l’altro – rappresenti una minaccia alla sicurezza nazionale non è altrettanto immediato.

Il tema dei dati – la loro raccolta e il loro ipotetico dirottamento verso Pechino – è cruciale, ma non basta. Gli Stati Uniti hanno paura di TikTok per quello che rappresenta: TikTok è il simbolo dell’ascesa tecnologica di Pechino. È un’app nata in Cina ma divenuta estremamente popolare in tutto il mondo, anche tra la società americana. È una minaccia alla dominanza digitale di Washington, fino ad ora praticamente totale: Facebook, Alphabet (Google), Apple e Amazon sono tutte aziende statunitensi.

Anche la Cina ha i suoi colossi digitali, come Tencent, Alibaba e Baidu. Ma TikTok è stata la prima app cinese a diventare un fenomeno di massa praticamente ovunque. Gli Stati Uniti non intendono perdere il loro primato tecnologico – che è anche geopolitico – e vogliono arginare i successi cinesi.

@marcodellaguzzo

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