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Canada, elezioni ad personam per Justin Trudeau


Una mini campagna elettorale per allargare il consenso di Trudeau, che ha invece lasciato invariato lo status quo governativo e ha dato un’opportunità al populismo di destra

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

Una mini campagna elettorale per allargare il consenso di Trudeau, che ha invece lasciato invariato lo status quo governativo e ha dato un’opportunità al populismo di destra

Perché? Justin Trudeau ha passato tutti i trentasei giorni di campagna elettorale a cercare una risposta a questa domanda, e non l’ha trovata. Sarebbe dovuta essere una risposta trascinante, di quelle che ispirano le persone e le fanno innamorare di un’idea (e inevitabilmente anche di chi l’ha pronunciata); di quelle che generano consenso. Ci ha provato, Trudeau, a parlare di “momento cruciale” per il Canada, a fare paragoni storici con il secondo dopoguerra, a dire che il futuro della nazione dipendeva da quell’elezione anticipata convocata di domenica, il 15 agosto scorso. Gli elettori, però, non gli hanno creduto. Proprio non hanno capito che bisogno c’era di tornare al voto con tanta urgenza – trentasei giorni di campagna è il minimo consentito dalla legge canadese – mentre nel mondo è in corso una pandemia e il Paese affronta la quarta ondata di contagi.

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