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GOSSIP INTERNAZIONALE

Trump-Europa: una nuova mappa militare

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Gli Usa ritirano 12mila soldati dalla Germania ma per posizionarli in modo più strategico in Europa: sul fronte orientale e sul fronte Mediterraneo, anche in base alla fedeltà degli alleati locali

Ufficiali della US Navy

Ufficiali della Marina americana addetti alla catapulta, preparano il decollo di un F/A-18 fighter su una portaerei nel Mediterraneo. REUTERS/Alkis Konstantinidis

Tutto si può dire di Donald Trump tranne che si faccia scudo di ambiguità diplomatiche per evitare di farsi capire. Ma anche le sue “sparate” vanno interpretate bene. Così le motivazioni alla base dell’annunciato ritiro di quasi 12 mila soldati Usa dalla Germania (su un totale di 36mila), se segnano il punto più basso nelle relazioni tra Washington a Berlino, a ben guardare non rispecchiano un cambio così radicale di strategia della difesa americana in Europa.

Dice Trump: “La Germania sta pagando miliardi di dollari alla Russia per forniture d’energia con Nord Stream 2. Tu spendi miliardi di dollari a favore della Russia, e noi ti difendiamo dalla Russia? Credo che non funzioni così”. In più, non piace affatto all’amministrazione americana l’eccessiva disponibilità della cancelliera Merkel nei confronti di Teheran e la posizione sul 5G cinese, non certo paragonabile alle prudenze degli inglesi.

Ma occorre analizzare con cura le decisioni presentate alla stampa pochi giorni fa sotto il titolo “European strategic force posture review” da parte del segretario alla Difesa Mark Esper insieme al generale John E. Hyten, vice capo di Stato maggiore e, in collegamento da Stoccarda, il generale Tod Wolters, comandante delle Forze Usa in Europa e del Comando Shape della Nato, praticamente l’ufficiale americano più alto in grado in Europa.

Con la scusa del “litigio” con la Merkel Trump di fatto vuole spingersi sempre più a ridosso del “nemico” spostando le forze in Polonia, nei Paesi Baltici e in Romania per controllare il Mar Nero. Operazione che alla fine non farà risparmiare molto all’amministrazione americana in termini di soldi perché i circa 6mila uomini che non verranno ridispiegati in altri Paesi europei torneranno in patria ma subito pronti a partecipare a un programma molto intenso di esercitazioni militari in Europa.

Dei 5600 uomini che rimarranno in Europa due battaglioni (per circa 2mila uomini) dovrebbero essere rischierati tra Vicenza e Camp Derby. Anche una ventina di aerei F16 troveranno ospitalità tra Aviano a Sigonella. Il generale Wolters ha annunciato che si sposteranno in Belgio tre quartier generali di Brigata, un battaglione per la difesa aerea e un battaglione engineering. “Due organizzazioni più piccole di supporto si sposteranno in Italia”, ha aggiunto il generale.

Ma l’ex capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Vincenzo Camporini in un Twitter ha voluto ricordare che “per ogni installazione Usa in Italia ci sono precisi accordi sui numeri”. Insomma, senza volere rispolverare il mai sopito “spirito” della Sigonella di Craxi, è un fatto che anche l’Italia come Paese ospitante potrà dire la sua sul rischieramento. Diplomatico il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, secondo il quale ci sarà “una intensa interlocuzione tra gli alleati, anche in relazione al possibile impatto che ciò potrà comportare sulla postura di difesa e deterrenza della Nato, con particolare riferimento ai settori di più strategico interesse per la nostra sicurezza nazionale, a partire dal fianco sud dell’Alleanza”. In altre parole, l’Italia si candida ad ospitare non solo uomini e mezzi ma anche qualche comando strategico. Si sposteranno infatti i comandi per Europa (Eucom) e Africa (Africom), attualmente entrambi basati a Stoccarda. Per il primo, Wolters ha fatto riferimento a Bruxelles, mentre per il secondo ci sarebbe da definire la destinazione. Prende corpo l’ipotesi di Napoli, dove ha già sede l’Hub strategico della Nato per il Sud. Ma per tutto questo, ha detto Esper, “ci sarà bisogno di diplomazia”.

Il nostro Paese da tempo sollecita un rafforzamento del fronte Sud della Nato e un impegno maggiore nel Mediterraneo. Africom a Napoli interessa l’Italia per i rapporti con Niger e Sahel senza contare la stabilità della Libia e l’effetto di contenimento delle mire egemoniche di Erdogan in Africa. Ma una cosa è certa: da Washington un via libera a un comando di questo tipo in Italia (anziché a Rota in Spagna) potrà essere dato soltanto dopo che le autorità italiane avranno garantito piena affidabilità sulla nostra postura strategica: niente più flirt con la Russia di Putin, niente cedimenti al 5G cinese. Trump chiede maggiore chiarezza all’alleato italiano, quella che la Germania della Merkel non ha saputo dimostrargli nonostante le rassicurazioni dei ministeri di Esteri e Difesa, Heiko Mass e Annegret Kramp-Karrenbauer.

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