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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Trump mette al bando TikTok e WeChat

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Trump firma due ordini esecutivi contro TikTok e WeChat. Si riaccende il dibattito sulla “balcanizzazione di Internet”, oggi sempre più associata agli Stati Uniti

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Clyde, Ohio, Usa, 6 agosto 2020. REUTERS/Joshua Roberts

Il Presidente americano Donald Trump ha firmato due ordini esecutivi che vietano ogni transazione all’interno degli Stati Uniti con le due app cinesi TikTok e WeChat.

I due ordini, che diventeranno effettivi tra 45 giorni, sono stati motivati da timori per la sicurezza nazionale. Trump sostiene infatti che i dati degli utenti raccolti da TikTok e da WeChat finiscano nelle mani della Cina. Non solo: le due applicazioni permetterebbero al Partito comunista di sorvegliare i cittadini cinesi residenti all’estero e di realizzare campagne di disinformazione vantaggiose per Pechino, secondo il Presidente.

Cosa succederà a WeChat e a TikTok

Gli effetti dei due ordini esecutivi non sono ancora del tutto chiari. Il New York Times, ad esempio, si chiede se saranno colpite anche le attività commerciali negli Stati Uniti di Tencent – la società che possiede WeChat, il sistema di messaggistica diffusissimo in Cina e che permette di svolgere molte attività diverse – che non riguardano direttamente WeChat. L’azienda ha infatti investito in diverse startup tecnologiche americane.

Per TikTok la situazione è diversa. Si parla ormai da giorni dell’intenzione di Microsoft di acquistare il popolare social network, che possiede oltre 800 milioni di utenti in tutto il mondo, di cui 100 milioni solo in America. L’ordine esecutivo di Trump, dunque, fissa la deadline del 15 settembre per l’acquisizione. Se l’operazione andrà in porto, Microsoft controllerà le attività di TikTok negli Stati Uniti, in Canada, in Australia e in Nuova Zelanda: sono quattro dei cinque membri – l’ultimo è il Regno Unito – del gruppo Five Eyes, l’alleanza per la condivisione di informazioni sensibili.

La guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina

Al di là del valore economico dell’operazione di Microsoft – impressionante: si parla di 50 miliardi di dollari –, l’affare TikTok possiede anche una rilevanza geopolitica. Innanzitutto perché va a inserirsi nella lunga lista di tensioni tra Stati Uniti e Cina (sul commercio, sui consolati, su Hong Kong, sul Mar cinese meridionale, e così via). E poi perché l’app è al centro della guerra tecnologica fra le due potenze: chi controllerà le connessioni digitali e i dati si garantirà un vantaggio – se non un primato – economico e strategico. Washington teme il sorpasso di Pechino e vuole prevenirlo.

È la tech war, non la trade war, il vero cuore dello scontro tra Stati Uniti e Cina. Si tratta di una competizione che potrebbe alterare sia l’ordine mondiale, sia la natura stessa di quel “qualcosa” che abbiamo sempre considerato aperto e globale: Internet.

Il dibattito sullo “splinternet”

Gli ordini esecutivi di Trump hanno riacceso il dibattito sul cosiddetto splinternet: cioè sulla frantumazione della rete mondiale in tante reti locali, “chiuse” e governate da regole proprie, nelle quali i dati degli utenti sono conservati in server sul territorio nazionale.

In realtà il dibattito sullo splinternet – si parla anche di “balcanizzazione di Internet”, in riferimento alle numerose frammentazioni nei Balcani – va avanti da anni, ma di solito riguardava soprattutto la Cina, dove Internet è sottoposto al forte controllo e alla censura del Governo: gli utenti cinesi, ad esempio, non possono utilizzare Google o Facebook. Si tratta in sostanza di una traduzione nel mondo cyber del concetto di sovranità territoriale: anche perché Internet, nota Bloomberg, non è solo un mezzo per lo scambio di informazioni, ma anche uno strumento economicamente e politicamente rilevante.

Oggi questo concetto viene sempre più spesso associato agli Stati Uniti. Washington vuole “distaccarsi” dalla Cina, sebbene vi sia una profonda interdipendenza tra le due economie. Lo sganciamento non riguarda solo le filiere produttive ma anche Internet: l’amministrazione Trump vuole espellere la presenza tecnologica cinese dal mercato americano, e cerca di convincere i Paesi alleati a fare lo stesso.

Il rischio per il futuro è quello di un Internet a blocchi, con nazioni vicine agli standard cinesi (l’Iran, forse) e altre a quelli americani. Il raggiungimento della sovranità tecnologica è un obiettivo prioritario anche per l’Unione europea.

@marcodellaguzzo

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