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Turchia. Cronaca di un golpe fallito. Ultima puntata

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In questi ultimi due mesi, tutti i giornali del mondo hanno detto la loro sul golpe fallito in Turchia, propendendo quasi tutti per un certo rammarico per non essere riusciti a sbarazzarsi di Erdogan, senza prodursi quasi mai in un’analisi seria e approfondita della realtà socio-politica turca di questi ultimi anni. A conclusione della nostra serie “Cronaca di un golpe fallito”, vi proponiamo un libro che ci aiuterà sicuramente a interpretare in modo più attendibile i fatti di luglio.

“L’impero mediatico di Gülen” è una monografia pubblicata in italiano e in inglese già a fine 2015. Il volume offre un’ampia e approfondita analisi sul movimento Gülen e sui suoi rapporti con il partito AKP.

Giornali, riviste, canali televisivi, produzioni cinematografiche: il movimento islamico Fethullah Gülen – oggi denominato in Turchia FETÖ (acronimo che sta per Fethullaçı Terör Örgütü, organizzazione terroristica Fethullah Gülen) ha sviluppato nel corso di decenni un vero e proprio impero mediatico in Turchia e nel mondo. La comunicazione è uno degli assi portanti di questo movimento, che promuove un’idea di islam al passo con i tempi e che, pur muovendosi nel solco della tradizione, sa misurarsi con la tecnologia, la modernità, la globalizzazione e farne uso. Con i suoi mezzi di informazione e un vasto network internazionale composto da scuole e istituzioni culturali, banche, strutture finanziarie e commerciali e di reti di appoggio e di influenza anche a livello politico, il movimento Gülen è stato per anni un attore politico rilevante e influente nella Turchia guidata dal partito dell’Akp, di cui è stato un forte alleato, fino ad essere oggi considerato un suo acerrimo nemico.

Accusato di aver organizzato il tentativo di golpe dello scorso 15 luglio, nel corso dell’ultimo mese e mezzo, le scuole, le università, le associazioni e tutte le strutture ritenute affiliate al movimento sono state ormai chiuse in Turchia. Prima di questa data, una serie di indagini avevano già portato a numerosi arresti all’interno del movimento, a maxi inchieste nella polizia e nel servizio pubblico contro dipendenti ritenuti membri del movimento, considerato negli ultimi anni da parte del governo un’organizzazione eversiva. Per motivazioni analoghe, la scorsa primavera il quotidiano Zaman era stato commissariato e i suoi giornalisti messi in stato di arresto.

La monografia “L’impero mediatico di Gülen”, che include saggi di autori turchi, italiani e statunitensi ed è la prima in Italia sul tema, intende analizzare il movimento Gülen e il suo rapporto con i media (tv, stampa, film), nell’uso che il movimento ne fa sia per la propaganda della sua ideologia e del proprio messaggio tanto religioso quanto politico, sia per la costruzione della propria immagine tanto al suo interno quanto nella sua rappresentazione all’esterno.
Il volume comprende sei contributi. I primi tre sono analisi più ampie che descrivono:

1. il movimento Gülen, la sua alleanza e poi la rottura con l’Akp (Hendrick);

2. il conflitto tra il movimento e l’AKP e su come esso si sia manifestato e sviluppato in diversi ambiti, dalle relazioni internazionali alla questione curda (Çakir-Sakalli);

3. gli organi di informazione del movimento e il loro uso (Duran)

I seguenti tre contributi invece intendono offrire degli esempi concreti e specifici dell’uso politico dei media da parte del movimento Gülen, in particolare vengono analizzati:

4. i suoi principali quotidiani, Zaman e Today’s Zaman (Carney)

5. le sue produzioni cinematografiche (Vicini)

6. la sua organizzazione di giornalisti (Tedesco).

Gli autori degli articoli sono tra i principali – e pochi – studiosi e giornalisti che si sono occupati del movimento Gülen senza aver aderito ad esso. Rusen Çakir è tra i primi ad aver indagato la politicizzazione della religione e l’islam politico in Turchia. Joshua Hendrick è l’autore di “Gülen: The Ambiguous Politics of Market Islam in Turkey and the World” (New York University Press, 2013), uno studio antropologico che analizza dall’interno la struttura del movimento in Turchia e le modalità con cui si è diffusa all’esterno (USA). Ragip Duran è un giornalista turco che ha seguito come il conflitto politico tra Akp e il movimento Gülen si sia riprodotto nella stampa turca. Josh Carney è uno studioso di comunicazione, specialista di media turchi e in particolare dell’uso politico della cultura televisiva di massa (es: serie televisive). Fabio Vicini e Mara Tedesco sono due ricercatori italiani le cui tesi di dottorato sono ottimi lavori sull’islam politico e il movimento Gülen in Turchia: Tedesco ha analizzato l’immaginario socio-politico della comunità Nur mentre Vicini l’educazione religiosa e l’impegno civile della comunità Gülen.

In definitiva, vale molto la pena leggere le 110 pagine di questo Saggio curato da Lea Nocera, docente dell’Università Orientale di Napoli e una delle poche, vere esperte di Turchia in Italia.

Il testo è edito da Reset, un’organizzazione che ha quale fine quello di diffondere nel nostro paese una migliore conoscenza del mondo della comunicazione nei paesi a maggioranza islamica.

La cosa che mi ha sorpreso di più, durante la lettura, è che – malgrado il libro sia stato pubblicato ben prima del golpe mancato – a mano a mano che si scorrono le pagine, si ha un’idea sempre più chiara e netta della lotta di potere che si era scatenata nel paese negli ultimi anni. Dunque, tutti i contorni foschi e poco chiari di questo anacronistico tentato golpe – aggravati dalle letture fantasiose e ridicole di molti sedicenti opinionisti della domenica – si chiariscono e risultano netti dopo la lettura di queste poche pagine, a cominciare dall’illuminante introduzione della curatrice, Lea Nocera.

Non vi dico di più: leggete e solo dopo avrete titolo a dire la vostra sul golpe fallito….

@GiuScognamiglio

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