Turchia: inflazione e crollo della lira, l’azzardo di Erdogan


L’idea di Erdogan è mantenere i tassi di interesse bassi per attrarre investimenti esteri e favorire quelli nazionali. Ma la scommessa è rischiosa

Martino Mazzonis Martino Mazzonis
Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).

L’idea di Erdogan è mantenere i tassi di interesse bassi per attrarre investimenti esteri e favorire quelli nazionali. Ma la scommessa è rischiosa

La crisi economica turca si avvita su se stessa. A inizio della settimana in corso il valore della Lira è sceso del 15% in un giorno dopo che il Presidente Erdogan era tornato a ribadire che la politica monetaria di taglio dei tassi di interesse non si fermerà nonostante un’inflazione stabilmente sopra al 10% dalla fine del 2019 (oggi è al 19,8%, con un balzo di circa il 5% dall’inizio dell’anno). La perdita del valore della moneta turca dall’inizio dell’anno è attorno al 40%.

Le ragioni di questa caduta sono da cercare appunto nella ostinazione del Presidente di vincere quella che definisce una “guerra economica di indipendenza” e che ha portato alla rimozione di tre direttori della Banca centrale in due anni – a fine ottobre è stata la volta di due vice della Banca, uno dei quali era stato l’unico dei sette membri del comitato di politica monetaria della banca a votare contro l’ultimo taglio dei tassi.

L’idea di Erdogan è quella secondo la quale mantenere i tassi di interesse il più basso possibile – il tasso è al 15% dopo aver subito tre tagli dalla fine dell’estate. L’idea è quella di attrarre investimenti esteri e favorire quelli nazionali. E a proposito di investimenti, Erdogan riceverà oggi il principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed al Nahyan, un rivale in un quadro mediorientale nel quale tutti gli attori si sono riposizionati nei terremoti successivi alle primavere arabe ma anche un potenziale grande investitore.

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