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Turchia e Siria verso la stabilità: pronto il ritiro dell’esercito di Ankara dal nord del Paese


I Ministri della Difesa di Turchia, Russia e Siria hanno concordato al tavolo negoziale di Mosca di dare seguito al dialogo per garantire la stabilità in Siria. Si punta a un futuro incontro tra Erdoğan e Assad

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, è membro del comitato editoriale di eastwest. Si occupa di geopolitica di Medio Oriente e Nord Africa, Stati Uniti, rapporti tra Paesi Nato, di organizzazioni internazionali. Già Addetto Stampa al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha lavorato come Digital Communication Adviser alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite a New York.

La normalizzazione dei rapporti tra Turchia e Siria passa per la Russia, dove nei giorni scorsi si sono incontrati i Ministri della Difesa Hulusi Akar, Ali Mahmoud e Sergei Shoigu. Da tempo Ankara e Damasco hanno ripreso il dialogo a livello di intelligence, che si sta profilando sempre più come un rapporto finalizzato alla riscoperta dei meeting ad alto livello. Con la benedizione dello stesso Recep Tayyip Erdoğan, che la scorsa estate disse: “Vogliamo stabilire e sviluppare le migliori e più avanzate, sincere relazioni con tutte le nazioni e i popoli. Puntiamo a realizzare un corridoio per la pace e la cooperazione attorno a noi, partendo dai nostri vicini”.

Il Presidente lavora su più fronti al ritorno in grande stile del suo Paese sulla scena internazionale, acquisendo un ruolo di fondamentale importanza persino nella risoluzione della questione Ucraina. Non a caso i vari scenari sono intrecciati, con Mosca interessata ad una stabilizzazione tra Turchia e Siria, tanto da scomodare il Ministro della Difesa Shoigu nonostante l’invasione militare nel Paese est europeo in pieno svolgimento. Da qui l’invito al dialogo proprio a Mosca, dove a fine anno il faccia a faccia trilaterale tra gli esponenti dei tre Governi è servito a chiarire alcuni aspetti. Uno su tutti: il possibile ritiro dell’esercito di Ankara dal nord della Siria.

Infatti, fonti che hanno seguito da vicino il meeting nella capitale russa fanno sapere che i turchi avrebbero acconsentito alla smobilitazione delle truppe dal Paese confinante, dopo le operazioni chiamate Claw-Sword condotte contro Pkk e Ypg seguite all’attentato di Istanbul. Inoltre, si pensa ad un sistema trilaterale, composto anche dalla Russia, per il rispetto degli accordi: Ankara riconosce la piena sovranità della Siria e si impegna a riaprire l’autostrada M4 che collega Aleppo e Latakia. Interessante il passaggio che sottolinea uniformità di vedute sulle unità curde legate al Pkk, identificate come “agenti degli Stati Uniti e di Israele che rappresentano la più grave minaccia per Turchia e Siria”.

Si lavora anche ad un’agenda per l’incontro tra i Presidenti Recep Tayyip Erdoğan e Bashar al-Assad: lo riporta il quotidiano Daily Sabah, che cita Ömer Çelik, Portavoce del partito di Governo Akp. Esponenti governativi dei due Paesi non si incontravano dal 2011, agli albori della guerra civile esplosa in Siria. L’incontro di Mosca è dal significato rilevante e spiana la strada al prossimo, già annunciato, che avverrà tra Ministri degli Esteri a metà gennaio. In una conversazione telefonica avvenuta recentemente, Mevlüt Çavuşoğlu e Sergej Lavrov hanno analizzato la situazione e valutato dove ospitare l’incontro: potrebbe essere sempre la capitale russa a dare ospitalità agli ospiti turco e siriano. Çelik, Portavoce dell’Akp, ha segnalato “l’atmosfera costruttiva” del meeting di Mosca. “Siamo contenti di quanto raggiunto finora”.

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