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Tutte le strade portano a Roma

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Santa, tormentata eppure bellissima, la Città Eterna è davvero pronta ad accogliere un pellegrinaggio straordinario?

 

Sono tanti, tantissimi, hanno già cominciato a invadere pacificamente questa tormentata città. Intasano le strade del centro in truppe guidate dalla bandiera oppure intasano il traffico con i torpedoni in fila tra l’insofferenza dei nativi. Sono gli incolpevoli pellegrini, fedeli, turisti e visitatori di questo Giubileo, straordinario perché c’è poco da giubilare ma anche perché è capitato proprio nel mezzo di tante crisi, tutte intrecciate e una peggiore dell’altra: del Vaticano, dell’Europa, del Mediterraneo. Al centro di ognuna, c’è Roma.

Roma è una città complicata. Intanto il visitatore deve capire bene dove comincia la città e dove finisce il Vaticano. Sembra semplice ma non lo è. La Roma del Giubileo è una città senza sindaco, governata da commissari straordinari, quasi del tutto focalizzati sull’emergenza imposta dalla Santa Sede: quelle decine di cantieri aperti sono la maledizione del pellegrino ma dovrebbero segnare l’eredità verso i romani. 

Fuori dalle mura aureliane è difficile capirlo, ma in questa antichissima città le cose vanno esattamente così: si fa finta di governare l’ordinario aspettando lo straordinario (e i relativi finanziamenti) per mostrare risultati. E già li vedo i poveri cattolici d’oltre frontiera chiedere alla guida turistica: che cosa sono tutte queste faccione appiccicate dappertutto? Suggerisco di limitare le spiegazioni a una: bisogna eleggere il nuovo sindaco, punto. Le disavventure di Ignazio Marino (l’ultimo sindaco di Roma, recentemente deposto) con il Primo Ministro Matteo Renzi sono inenarrabili perché incomprensibili. Ma fanno parte di una vecchia tradizione politica, in cui il sindaco non era il primo cittadino ma il referente locale della maggioranza di governo.  Solo il Papa rimane un valore costante perché, come sanno bene i romani, morto uno se ne fa un altro. Anche se poi, con Papa Francesco, anche questo sta cambiando. 

E’ una città abbandonata. Si direbbe che vada avanti da sola, per inerzia. Nessuna cura, nessuna attenzione: gli autobus si rompono per strada e talvolta prendono anche fuoco. La metropolitana si allaga ogni volta che piove. I tombini sono intasati, i cartelli stradali inesistenti o divelti. Il traffico regna sovrano, la corruzione dilaga, i romani hanno i nervi a fior di pelle. Le vede tutte queste cose il pellegrino, non si possono nascondere. E il pellegrino vede anche una grande città il cui centro si sta trasformando in un luna park per turisti: negozietti di cianfrusaglie, pizzerie improvvisate, caffè a quattro euro la tazza: lo stesso disastro di Venezia. L’ingenuo visitatore si chiederà perché la capitale di questo Stato è stata lasciata ridursi così.

E’ una città santa. Roma è un obiettivo dei fanatici islamisti da sempre. Anche perché, nella loro ignoranza, credono che ne parli il Corano, che invece parla della Nuova Roma, cioè Costantinopoli, cioè Istanbul, già islamizzata da secoli. Quindi i metal detector, le file immense per San Pietro, i militari di guardia di fronte alle basiliche sono là per dare ai pellegrini un senso di protezione. Se alla fine il fanatico vuole farsi saltare in aria c’è poco da fare. Ha fatto bene anche Papa Francesco a non annullare il suo Giubileo: non possiamo farci dettare l’agenda da deliranti assassini. E l’agenda del Papa è bella intasata. Da mesi il Pontefice argentino è in guerra aperta con la Curia romana e ha assoluto bisogno di questo Giubileo, come elemento di mobilitazione dei credenti. E’ in gioco la futura conformazione della Chiesa cattolica nel delicatissimo passaggio dalla monarchia assoluta al sistema sinodale, che è la forma ecclesiastica del parlamentarismo. Questo lo capiscono anche i non cattolici, che seguono con vivo interesse le imprese di questo bravissimo prete. Continuano, invece, a esserci grandi difficoltà a capire perché si ottiene indulgenza plenaria attraversando la Porta Santa della Basilica di San Pietro.

E’ una città bellissima. Se qualcuno di questi venti milioni di pellegrini del Giubileo avrà occasione di spostare lo sguardo da San Pietro e guardare oltre, scoprirà una città ricchissima: capitale da sempre, adornata da capolavori di ogni genere, dispersi in ogni angolo dell’immenso centro storico. Basta avere voglia di girare. E di affrontare il traffico di Roma senza farsi dissanguare dai taxi. Si può andare a piedi oppure saltare sull’autobus numero 64, dove si danno appuntamento i borsaioli di mezza Europa, o anche prendere la metropolitana, sgusciando tra i mitra dei militari. Il visitatore curioso scoprirà monumenti e testimonianze per ogni gusto e interesse. Questa è una città abitata ininterrottamente fin dall’epoca di Romolo e Remo (i leggendari gemelli fondatori della città) e il nuovo si è aggiunto all’antico e all’antichissimo, che è rimasto là sotto, basta andare a cercarlo. Ci vorrebbe una vita solo per avere una vaga idea dei tesori neanche tanto nascosti che si trovano in questa città.

A Roma ci abitano i romani. Per lo più ma non solo. Alla fine però anche chi non nasce romano si romanizza. Il pellegrino ne incontrerà parecchi. Forse già li conosce dal cinema, dai romanzi: sono scostanti, diffidenti, scaltri, di poche parole e soprattutto orgogliosi e cinici. Il romano ha visto tutto, sa tutto, nulla lo impressiona. Non vuole essere simpatico e se qualcuno attacca bottone lo scarica con una battuta fulminante. Ma succede anche che dal cinismo emerga, a sorpresa, un’umanità insospettata. Mai dare per scontato il romano, si offende. Da millenni locali e pellegrini costituiscono due mondi paralleli. Il Giubileo non è una buona occasione per conoscersi, bisogna aspettare occasioni migliori.

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