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ITALIA CHIAMA EUROPA

Ue-Cina: dialogo su accordi bilaterali e commercio

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Ue-Cina: la Commissione europea “geopolitica” non intende lasciarsi trascinare nello scontro con gli Stati Uniti. Ma elaborare una strategia non è facile

Ue-Cina: la Commissione europea "geopolitica". Un mercato aperto a Sham Shui Po, uno dei quartieri più antichi di Hong Kong, Cina, 17 luglio 2020. REUTERS/Tyrone Siu

Un mercato aperto a Sham Shui Po, uno dei quartieri più antichi di Hong Kong, Cina, 17 luglio 2020. REUTERS/Tyrone Siu

La crisi del coronavirus “non ci lascia altra scelta se non quella di lavorare fianco a fianco con i nostri partner globali, inclusa la Cina”. La frase è di Valdis Dombrovskis, vice-presidente della Commissione europea, che l’ha pronunciata in occasione dell’ottavo Dialogo commerciale ed economico di alto livello (Hed) tra l’Unione europea e la Cina.

Prima del vertice, Dombrovskis ha rilasciato un’altra dichiarazione interessante – stavolta al quotidiano Politico – sui rapporti tra Bruxelles e Pechino: “È una relazione importante”, ha detto, “ma non facile”.

La definizione di una strategia propria nei confronti della Cina è forse la sfida principale (e più complessa) dell’Unione europea, specialmente se si tiene conto dell’intenzione della Presidente Ursula von der Leyen di guidare una Commissione “geopolitica”. Un termine che lascia immaginare un’Unione più coesa e presente negli affari internazionali, e più indipendente.

La prima esigenza di un’Europa geopolitica è proprio quella di non lasciarsi trascinare nello scontro tra gli Stati Uniti (alleato storico) e la Cina (potenza in ascesa e sempre più rilevante). Per riuscirci, ha bisogno innanzitutto di prendere una posizione netta nei confronti di Pechino, superando le differenze di approccio – anche notevoli – dei vari Paesi membri.

Una strategia vera, tuttavia, al momento non c’è. Elaborarla, d’altro canto, non è semplice. Nel 2019 la Commissione europea aveva detto che la Cina è, per Bruxelles, tante cose allo stesso tempo: un “partner” con il quale c’è allineamento su alcuni obiettivi comuni, ma anche “un avversario economico nel perseguimento della leadership tecnologica” e “un rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”.

Verso la Cina l’Europa mantiene aperto il dialogo, che oltre alle dichiarazioni d’intenti non sempre produce però risultati concreti. Per Bruxelles le priorità è una: assicurarsi che ci sia effettiva concorrenza tra le aziende europee e quelle cinesi. Sia in Cina, garantendo la parità di trattamento; sia in Europa, vigilando sugli aiuti di stato offerti da Pechino alle proprie imprese.

L’argomento è tanto complesso da discutere quanto cruciale, ed è stato ribadito da Dombrovskis e dal Commissario al commercio Phil Hogan all’ultimo vertice di alto livello. Per il primo, Europa e Cina devono “affrontare i punti critici, come la reciprocità nel modo in cui vengono trattate le nostre aziende”; per Hogan “le relazioni bilaterali e commerciali devono essere basate sui principi chiave della reciprocità e della parità di condizioni”.

Ma il mantenimento di buoni rapporti economici è fondamentale sia per Bruxelles sia per Pechino: l’Unione europea è il primo partner commerciale della Cina; la Cina è il secondo maggiore partner commerciale (dopo gli Stati Uniti) dell’Europa. La bilancia degli scambi pende però a sfavore di Bruxelles.

Il 17 giugno la Commissione europea ha adottato un libro bianco per far fronte “alle distorsioni causate dai sussidi stranieri nel mercato unico”, con riferimenti impliciti alle pratiche commerciali della Cina. Bruxelles non sembra essere intenzionata ad allinearsi all’agenda anti-cinese di Washington, ma non per questo rinuncia a pretendere il rispetto delle regole da Pechino.

@marcodellaguzzo

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