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Uk, riuscirà Johnson a sopravvivere all’ultima bufera?


Il premier britannico è nei guai per le continue rivelazioni sulle feste natalizie avvenute durante il lockdown. Il Governo è diviso su nuove possibili restrizioni agli spostamenti, segno di un crescente malessere nel Partito conservatore

Martino Mazzonis Martino Mazzonis
Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).

Riuscirà Boris Johnson a sopravvivere anche all’ultima bufera? O forse sarebbe meglio dire bufere, visto che il premier britannico sembra essere in una situazione di scacco su molti fronti. Il primo riguarda tutti i Governi del pianeta e va sotto il nome di variante Omicron.

Ieri una riunione del gabinetto guidato dal leader conservatore britannico ha annunciato che non ci saranno nuove restrizioni prima di Natale, anzi che non ce ne saranno a meno di colpi di scena: “Controlliamo i dati di ora in ora” è la formulazione usata per dire che qualcosa potrebbe cambiare. Sulla necessità di imporre nuove restrizioni agli spostamenti e norme di contenimento del contagio di altro tipo il Governo è diviso: il Segretario alla Salute, Javid, e quella alla Cultura, Dorris, sono a favore; contrari i grossi calibri Sunak, Cancelliere dello Scacchiere, e la Ministra degli Esteri Truss, che tra l’altro è la nuova faccia del negoziato sulla Brexit dopo che il suo predecessore David Frost si è dimesso in dissenso sulle probabili restrizioni in arrivo.

La divisione nel Governo segnala un malessere diffuso nel partito di BoJo che prende varie forme e ha spinte diverse. Da un lato c’è chi, come appunto il Ministro alla Salute, deve occuparsi di contenere il virus e tenere in piedi il National Health Service (NHS), il sistema sanitario pubblico, dall’altro le esigenze dell’economia. Una divisione e dei dubbi che attraversano tutti i Governi europei incerti su quale delle medicine sia meno amara per i Paesi che governano e il consenso che ricevono. Ma che in Gran Bretagna è aggravata dalla retorica anti-statalista e anti regole conservatrice di cui Johnson è un campione - pieno di contraddizioni - e su cui molti eletti del suo partito non transigono. “Per una volta il Governo ha respinto l'allarmismo dei fanatici dell’isolamento”, ha detto al Guardian Esther McVey, una deputata Tory. I parlamentari della maggioranza contrari all’ipotesi di restrizioni sono almeno cento. Molti esponenti conservatori sono però preoccupati dalla mancanza di risposte chiare da parte del Governo e si dicono preoccupati per il piccolo commercio, i ristoranti, i pub che nelle ultime settimane dell’anno incassano fiumi di sterline (in cambio di fiumi di birra).

I party natalizi

Johnson è anche nei guai per le continue rivelazioni sulle feste e gli incontri avvenuti durante il lockdown. Dopo le notizie su una festa al 10 di Downing Street cui hanno partecipato membri del suo staff, il Guardian ha pubblicato una foto del party nella quale si vede anche il Primo Ministro. La linea difensiva è quella di una riunione di lavoro, la foto e le notizie trapelate suggeriscono altro. In questo caso il tema non è solo se e cosa fosse quella festa, ma che dopo la fuga di notizie sulla violazione delle regole del lockdown da parte dei membri dello staff di Johnson, ai giornali siano arrivate una foto e un video in cui si scherza sulla festa vietata (Allegra Stratton, l'ex addetta stampa di Johnson, si è dovuta dimettere). È evidente che anche all’interno del Governo c’è chi rema contro. I media britannici hanno dato notizia di diverse altre feste.

Tra i nemici di Johnson c’è probabilmente Rishi Sunak, il Cancelliere dello Scacchiere che tende a frenare gli ambiziosi piani di spesa johnsoniani con l’idea di annunciare un taglio delle tasse per il prossimo anno - taglio possibile solo senza un aumento della spesa - e per posizionarsi come il possibile nuovo leader di un partito che dopo la sbornia da Covid torna a essere thatcheriano, meno stato, meno regole, meno tasse.

Calo di consensi per i Conservatori

Non è finita: la scorsa settimana il Partito conservatore ha perso le elezioni suppletive del seggio Chesham e Amersham, vinto dai Liberal-Democratici. Si tratta di un segnale davvero preoccupante perché capita in un seggio che è un bastione conservatore e perché segnala un problema con la strategia conservatrice. Alcune promesse di Johnson hanno infatti consentito al suo partito di guadagnare consensi e voti al nord, nei bastioni laburisti, con il difetto di aver fatto calare i consensi nelle aree più ricche e tradizionalmente conservatrici. I danni di immagine, le incertezze, gli scandali non hanno aiutato.

Il partito di Johnson è secondo nei sondaggi per la prima volta dopo molto tempo nonostante il Partito laburista di Keir Starmer non goda di particolare buona salute. Per anni Johnson ha surfato sulle sue gaffes, ha avuto l’abilità di farsi eleggere leader grazie a una gestione scaltra delle alleanze interne e dopo aver fatto la fronda a May. Quello stile e la sua capacità di essere spiritoso, tipici di una ruling class britannica che si sente sopra e oltre le regole che valgono per gli altri (come i party dimostrano) lo rendeva simpatico. Ora quello stile e quel modo di fare politica gli si ritorcono contro.

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