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UK rompe con l’Ue: ma non era già successo?

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Boris Johnson minaccia di uscire dai negoziati commerciali se non ci saranno progressi entro giugno. Tanti i punti di frizione con Bruxelles

Il Primo Ministro britannico Boris Johnson a Downing Street a Londra

Il Primo Ministro britannico Boris Johnson saluta mentre lascia Downing Street a Londra, Gran Bretagna, 26 febbraio 2020. REUTERS/Toby Melville

Il Primo Ministro britannico Boris Johnson ha detto che il Regno Unito potrebbe ritirarsi dai negoziati commerciali con l’Unione europea se non ci saranno progressi entro il mese di giugno, in modo da concentrare tutte le energie sui preparativi per lo scenario no-deal, cioè di assenza di un accordo.

Dalla data formale di Brexit – lo scorso 1° febbraio – Londra è infatti entrata in un periodo di transizione che si concluderà il prossimo 31 dicembre. Questo arco di tempo, che Johnson ripete di non voler estendere, dovrebbe servire al Regno Unito e all’Europa per ridefinire i loro rapporti futuri in ambiti quali il commercio, la sicurezza oppure la mobilità dei rispettivi cittadini.

Per quanto riguarda il commercio, Johnson vorrebbe che i rapporti tra Londra e Bruxelles venissero inquadrati in un accordo di libero scambio simile a quello che l’Europa ha stipulato con il Canada. Allo stesso tempo, però, il Primo Ministro ha parlato di “integrare” questo accordo generale con una serie di trattati laterali dedicati a temi specifici (la pesca, la cooperazione giudiziaria, i trasporti, l’energia). Ancora, Johnson dice di volere per il Regno Unito la libertà dalle regole e dagli standard europei; Bruxelles, al contrario, vorrebbe un allineamento di Londra alle norme comunitarie.

Uno dei tanti punti di frizione tra le due parti riguarda la pesca: l’Europa cerca un accesso continuativo alle acque britanniche, mentre il Regno Unito preferirebbe rinegoziare la questione ogni anno. Un altro tema di scontro riguarda poi i sussidi di Stato: Londra non vuole dipendere dal controllo europeo, mentre Bruxelles chiede l’adesione alle proprie regole sulla concorrenza. Ci sono divergenze anche sull’accesso ai rispettivi mercati: il Regno Unito non vuole controlli doganali sulle esportazioni di cibo, che l’Europa ritiene però obbligatorie qualora Londra dovesse adottare standard qualitativi diversi.

L’obiettivo di Boris Johnson è stato ben riassunto da una frase del Ministro Michael Gove: ha detto, in sostanza, che il Regno Unito vuole la migliore relazione commerciale possibile con l’Unione europea, ma non vuole barattare la propria sovranità in cambio di un accordo. Bruxelles vuole invece assicurarsi che Londra – vista anche la prossimità geografica – non le faccia concorrenza sleale adottando norme più lasche, ad esempio sulla tassazione o sul lavoro.

@marcodellaguzzo

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