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Un anno da Lampedusa: il Mediterraneo è un cimitero per migranti


L’11 ottobre 2013, alle ore 17, un peschereccio che trasportava oltre 400 persone, in maggioranza famiglie siriane, compresi quasi 150 bambini, è affondato a 111 km da Lampedusa e 218 da Malta: duecento persone sono morte nel naufragio.

L’11 ottobre 2013, alle ore 17, un peschereccio che trasportava oltre 400 persone, in maggioranza famiglie siriane, compresi quasi 150 bambini, è affondato a 111 km da Lampedusa e 218 da Malta: duecento persone sono morte nel naufragio.

Coffins (in white) of children are seen alongside coffins of other victims from a shipwreck off Sicily, in a hangar of the Lampedusa airport October 5, 2013. Rough seas again blocked efforts to recover the bodies trapped inside a boat that sank on Thursday, killing an estimated 300 Eritrean and Somali men, women and children who were seeking a better life in Europe. REUTERS/Antonio Parrinello

L’Odissea dei migranti nel Mediterraneo

Ad un anno dalla strage Amnesty International ha pubblicato un rapporto scioccante sulla condizione dei migranti nel Mediterraneo. Secondo Amnesty, il numero di migranti che raggiungono le coste europee via mare è esiguo rispetto agli arrivi regolari. Tra il 2009 e il 2012, i migranti di lungo termine entrati nell’Unione europea sono stati oltre un milione e settecentomila. Invece, tra il 1998 e il 2013, i rifugiati e migranti che hanno raggiunto in maniera irregolare le coste dell’Ue sono stati poco più di 600 mila.

Nel 2014, il numero di rifugiati e migranti irregolari che hanno varcato i confini europei meridionali via mare ha raggiunto quota 130 mila. Secondo l’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) dall’inizio del 2014 nel mondo almeno 4 mila persone hanno perso la vita mentre tentavano di migrare via terra e via mare, di cui fino a 3.072 nel Mediterraneo. E così, dal 2000, sono almeno 40 mila le persone morte nel mondo mentre tentavano di migrare. Ma il vero bilancio è probabilmente più alto, poichè molti decessi si verificano in zone isolate e non registrate.

Secondo il report di Amnesty, la traversata in mare dei migranti è un’esperienza estremamente traumatica. Oltre alle difficoltà del viaggio in mare, prevalentemente dalle coste libiche e a bordo di barconi improvvisati, sovraffollati e inidonei alla navigazione, i migranti spesso perdono la rotta, finiscono il carburante, incorrono in rotture del motore, iniziano a imbarcare acqua, sono vittime della disidratazione perché è raro che a bordo ci sia acqua potabile, restano intossicati dai fumi del motore o asfissiati per il sovraffollamento e la mancanza d’aria degli spazi contigui al motore nel fondo dell’imbarcazione.

Il rapporto di Amnesty ad un anno dalla strage

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