Un’eurozona senza bussola in un mondo senza certezze


Un anno fa, gran parte degli analisti finanziari riteneva che la vera sorpresa del 2014 sarebbe stata l’eurozona. Dopo anni di crisi nevrotiche, virulente e tali da mettere a repentaglio l’esistenza stessa dell’euro, doveva arrivare il momento della riscossa. Ebbene, dodici mesi dopo l’area euro resta in una situazione precaria.

Un anno fa, gran parte degli analisti finanziari riteneva che la vera sorpresa del 2014 sarebbe stata l’eurozona. Dopo anni di crisi nevrotiche, virulente e tali da mettere a repentaglio l’esistenza stessa dell’euro, doveva arrivare il momento della riscossa. Ebbene, dodici mesi dopo l’area euro resta in una situazione precaria.

Non che non ci siano stati dei passi in avanti, specie nella messa in sicurezza del sistema bancario e nella vigilanza macroprudenziale. Ma quanto fatto finora è merito, in prevalenza, della Banca centrale europea (Bce). Troppo poco. Per uscire dalla palude occorrerà di più.

European Central Bank (ECB) President Mario Draghi looks down during an ECB news conference December 4, 2014, for the first time in the ECB's new 1.3 billion euro headquarters in Frankfurt. REUTERS/Ralph Orlowski

A fine 2013 bastava parlare dell’eurozona per vedere il sorriso negli occhi degli investitori internazionali. Che si trattasse di money manager o di gestori di hedge fund, il discorso non cambiava. “Il prossimo anno sarà quello della zona euro, senza dubbio”, mi disse uno di loro. A guardare i primi cinque mesi dell’anno, lui aveva ragione. Il flusso dei capitali stranieri verso l’area euro era costante e solido. Poi, lentamente, ha iniziato a fermarsi. Colpa di tre fattori su tutti: l’incertezza politica, l’inflazione troppo bassa, il temporeggiamento della Bce. La fiducia degli operatori è venuta meno. E non è tornata del tutto. Meglio andare a ricercare rendimenti altre. Perché se è vero che la situazione di emergenza è terminata, è altrettanto vero che le vulnerabilità dell’area euro sono così elevate che a oggi non è possibile programmare un investimento a lungo termine.

L’eurozona ha perso la bussola cinque anni fa, quando la Grecia entrò nella crisi politica, poi trasferitasi al sistema finanziario e infine a quello economico, senza possibilità di ripresa. Il corto circuito decisionale fra le istituzioni europee fu cruciale per il peggioramento di questa crisi, ma qualcosa mutò nei giorni più neri. La Commissione europea iniziò a ragionare non solo per modelli standard, mentre la Bce, sotto la guida di Mario Draghi, avallò la possibilità di andare ai limiti del proprio mandato, adottando una politica monetaria fuori dall’ordinario. Così è stato e se oggi l’integrità dell’euro è una realtà bisogna ringraziare Francoforte, non solo l’articolo 50 del Trattato di Lisbona che disciplina infatti solo l’uscita dall’Unione europea e non dall’eurozona.

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