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Un nuovo leader per il partito laburista scozzese

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Una delle poche cose certe riguardo alle elezioni generali del prossimo Maggio è che il partito laburista deve cambiare strategia se vuole mantenere i propri seggi a Westminster e se vuole avere la possibilità di rubare voti ai conservatori, UKIP (UK Independence Party) e SNP (Scottish National Party).

 

Shadow international development secretary Jim Murphy speaks during the Labour party's annual conference in Manchester, northern England September 22, 2014. REUTERS/Suzanne Plunkett

Il nuovo leader del partito laburista, Jim Murphy, dichiara d’essere il cambiamento di cui il partito ha bisogno ma la via è dura e il tempo breve. Murphy ha promesso di non perdere nessuno dei seggi laburisti a Westminster nonostante il partito non stia andando bene nei sondaggi. Molti scozzesi si sentono traditi dal partito e accusano i laburisti di non aver fatto abbastanza per mantenere le promesse fatte dal governo dopo l’esito negativo del referendum. Murphy si trova in una posizione particolarmente delicata per via del suo ruolo nelle prime fila della campagna contro l’indipendenza.

Durante il suo primo discorso da leader del partito, Murphy ha fatto del suo meglio per addolcire sia gli elettori a favore sia quelli contrari al referendum. Si è pronunciato a favore di maggiori poteri per Holyrood, specialmente per quanto riguarda il welfare, ed ha promesso di collaborare con lo SNP in materia di giustizia sociale, con l’obiettivo di fare della Scozia “la nazione più equa sulla faccia della terra”. Inoltre, Murphy ha confermato che il partito si ritiene soddisfatto con le misure delineate dalla Smith Commission definendo il pacchetto riforme “robusto”, “ambizioso” e “sostanziale”.

Tuttavia molti in Scozia sono stati delusi dalla commissione e il sostegno del partito laburista corre il rischio di essere percepito come una nuova conferma dello scarso impegno del partito. Nel discorso Murphy ha insistito di non dover rispondere al leader ultimo del partito, Ed Miliband, ma dovrà comunque cercare di rimediare alla poca popolarità di cui gode Miliband e, in fin dei conti, dovrà convincere gli scozzesi a eleggere Miliband primo ministro. La vittoria del leader dei laburisti scozzesi ha ricevuto il sostegno solo da alcuni dei sindacati, segno che la conquista dei voti degli elettori più sinistra, tradizionalmente a favore dei laburisti, non sarà semplice.

In ogni caso, Murphy ha messo bene in chiaro di non volersi cimentare nella “politica delle differenze”: si rivolgerà ugualmente a elettori di sinistra e di destra e vuole che gli scozzesi mettano da parte le “differenze di poca importanza” e combattano per il bene comune della Scozia. Murphy ha specialmente evidenziato che ogni voto rubato ai laburisti dallo SNP è un aiuto ai conservatori.

Il partito laburista e lo SNP si stanno facendo battaglia per conquistare il ruolo di miglior antidoto contro un governo conservatore ma Murphy vuole ricordare agli elettori che lo scontro non è solo fra SNP e laburisti. La domanda è però se questo tentativo di lavoro di squadra non sia un modo per nascondere la somiglianza fra alcune delle politiche proposte dai laburisti, specialmente quelle per la tassa sul reddito, e quelle proposte dallo SNP di Sturgeon. Murphy si dice determinato a reclutare esperti anche al di fuori del partito in modo da creare un “team di talenti”.

Durante la campagna Murphy ha inoltre detto che il problema del partito laburista non è tanto la mancanza di un ideale quanto il non riuscire a trasmettere alle persone il perché questo ideale è importante per loro. Anche se c’è del vero in questo, Murphy non deve dimenticare che molti in Scozia accusano i laburisti di essere i primi a non dare un senso ai loro ideali. E’ necessario che i laburisti compiano un processo d’introspezione e riflettano sull’identità e gli ideali del partito perché possano riconquistare la credibilità perduta.

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