spot_img

Una conversazione con Mohammad Jibran Nasir, simbolo della battaglia del Pakistan contro i demoni del passato


Il massacro del 16 dicembre a Peshwar ha infilitto un grosso colpo all’intera nazione pachistana, innescando un feroce confronto interno sulle responsabilità per il terrorismo. Per anni, il paese è stato scena di ripetuti attacchi terroristici, che hanno causato decine di migliaia di vittime. Ciò nonostante, le autorità si sono sempre mostrate riluttanti a prendere le distanze dall’estremismo religioso, perfino nelle sue manifestazioni più sanguinolente.

Il massacro del 16 dicembre a Peshwar ha infilitto un grosso colpo all’intera nazione pachistana, innescando un feroce confronto interno sulle responsabilità per il terrorismo. Per anni, il paese è stato scena di ripetuti attacchi terroristici, che hanno causato decine di migliaia di vittime. Ciò nonostante, le autorità si sono sempre mostrate riluttanti a prendere le distanze dall’estremismo religioso, perfino nelle sue manifestazioni più sanguinolente.

 Peshawar, Pakistan A student lights candles for the victims of Army Public School which was attacked by Pakistan's Taliban gunmen, in Peshawar December 23, 2014. REUTERS/Khuram Parvez

Il rapporto del Pakistan con il terrorismo è molto complicato. A lungo ha sostenuto i gruppi terroristi attivi in India e Afghanistan e molti indizi sembrerebbero indicare che lo stia ancora facendo. Le ragioni per questo sostegno risiedono in primo luogo nella sua decisione strategica di adottare qualsiasi strumento per combattere il nemico indiano e incrementare la propria influenza nell’area.

Questa politica è stata a lungo perseguita nella convinzione che le autorità statali sarebbero state in grado di controllare i gruppi ai quali fornivano sostengo, ma così non fu. Come ribadì l’allora Segretario di Stato americano Hillary Clinton nel 2001 in un messaggio indirizzato proprio al Pakistan “non si possono allevare serpenti in giardino e poi pretendere che mordano solo i nostri vicini”.

Ultimamente, la necessità di contrastare i gruppi terroristi operanti nel paese è stata sempre più pressante ed è sfociata nella decisione di condurre una vasta operazione militare (denominata “Zarb-e-Azb”) nelle aree di confine con l’Afghanistan dove la maggior parte di questi gruppi sono insediati. La cosa però non sembra aver prodotto una più vasta riconfigurazione del paradigma strategico pachistano, come si evince dal sostegno ancora fornito a gruppi come Lashkar-e-Taiba il loro leader Hafiz Said, responsabile di molti attacchi incluso quello a Mumbai nel 2008 che costò la vita a 166 persone.

Queste politiche hanno facilitato la diffusione dell’estremismo religioso causando una graduale radicalizzazione idelologica della società civile pachistana. L’attacco in Peshwar, con la sua estrema brutalità, pare aver svegliato un paese che sembrava troppo abituato alla violenza per tentare di reagire. Uno dei molti simboli di questa ‘redenzione’ è certamente Mohammad Jibran Nasir, avvocato, attivista e uomo politico indipendente, che è una figura carismatica del movimento di protesta contro ogni forma di collusione con l’estremismo religioso da parte delle autorità.

Il bersaglio principale di questa campagna è Maulana Abdul Aziz, un religioso della Lal Masjid di Islamabad, una figura chiave dell’estremismo religioso nel paese da molti anni. Nel 2007, la moschea fu luogo di violenti scontri tra studenti di religione e le forze di sicurezza, che favorì la dipartita dell’allora capo del governo, il Generale Pervez Musharraf, oggi in pensione.

Maulana Abdul Aziz è al centro di una controversia per aver inizialmente rifiutato di condannare l’attacco di Peshwar. E’ molto conosciuto in Pakistan per le sue posizioni radicali. Nel 2007, quando le forze di sicurezza lanciarono un’operazione militare contro la Lal Masjid, tentò di fuggire indossando un burqa, ma venne riconosciuto e fermato. Qualche mese fa, ha dedicato una delle librerie della moschea ad Osama bin-Laden, il leader storico di al-Qaeda e pochi giorni fa è stato pubblicato un video in cui studentesse presso il Jamia Hafsa, una ‘madrasa’ nei pressi del Lal Masjid, prestavano giuramento di fedeltà allo Stato Islamico.

Una personalità fortemente controversa che è diventata un simbolo del paese che per troppo tempo ha praticamente garantito l’impunità per tutte le forme di estremismo e adesso sta tentando di reagire. E lo fa grazie al coraggio di Mohammad Jibran Nasir, un uomo i cui ideali sono più forti delle minacce di morte che ha ricevuto ultimamente. Un esempio per un paese che da troppo tempo è preda delle proprie paure.

L’attacco portato a Peshwar il 16 dicembre è stata una delle peggiori tragedie della storia del Pakistan. Chi dovrebbe essere ritenuto responsabile?

MJN: Credo che la nazione pachistana sia responsabile quanto i Talebani e la ragione sta nel fatto che le misure che il governo sta adottando adesso sarebbero dovute essere implementate anni fa, prima che i Talebani potessero formare la propria stuttura in Pakistan. Se la nazione si fosse unita prima, se il governo avesse agito in anticipo, avremmo potuto evitare questa tragedia. Perciò credo che la colpa debba essere condivisa, perché è anche grazie alla nostra ignoranza e inefficienza se ai Talebani è stato consentito di mettere a segno questo attacco. Un esempio? Quando è avvenuto l’attacco alle Torri Gemelle negli USA, l’America non aveva esperienza di attacchi terroristici sul proprio suolo, perciò l’America in qualche modo aveva sottovalutato i rischi alla sicurezza. Ma il Pakistan ha una lunga storia di attentati terroristici. Siamo stati presi di mira più e più volte. Abbiamo perso più di 50.000 civili in questi conflitti, perciò avremmo dovuto essere più cauti.

Cosa ha spinto le autorità ad agire con maggior determinazione nel combattere il terrorismo?

MJN: L’abomino di questa tragedia, la barbarie che i Talebani hanno reso così evidente. Non intendono attenersi ad alcun codice di guerra, non concepiscono un’etica di lotta, per loro vale tutto, per loro perfino i bambini di qualsiasi età possono rappresentare un bersaglio accettabile. In questo caso sono stati l’unico bersaglio. Credo che sia questo che ha scioccato il paese. Che abbiamo a che fare con delle vere bestie.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img