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Usa: l’agenda dei primi 100 giorni di Biden


Il capo dello staff presidenziale ha disegnato una road map molto ambiziosa per i primissimi giorni del mandato di Biden, che intende partire col botto

Martino Mazzonis Martino Mazzonis
Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).

Il Presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden presenta i membri del suo team scientifico nella sua sede di transizione a Wilmington, Delaware, Stati Uniti, 16 gennaio 2021. REUTERS/Kevin Lamarque

La presidenza Biden vorrebbe partire col botto. Questo è quanto si evince dal memo che i giornalisti che seguono gli Stati Uniti si sono visti arrivare nella casella Inbox sabato scorso. Il lungo testo è redatto dal capo dello staff presidenziale Ron Klein e disegna una road map per i primissimi giorni del mandato che la cui inaugurazione è prevista tra due giorni in una Washington blindata. L'idea è quella di far emettere a Joe Biden una serie di ordini esecutivi e indicazioni alle agenzie federali che avrebbero effetto immediato e, parallelamente, di inviare al Congresso una serie di leggi la cui eventuale approvazione sarebbe da sola un buon risultato per un Presidente. Queste iniziative mirano ad affrontare quelle che Klein chiama “le quattro crisi”: Covid-19, combattere il cambiamento climatico, promuovere l'equità razziale e sostenere le altre comunità lasciate indietro e ricostruire la nostra economia”.

I decreti presidenziali

Partiamo dagli executive orders, i decreti presidenziali del 20 gennaio stesso: “Il giorno dell'inaugurazione, il Presidente ne firmerà una dozzina (...) chiederà al Dipartimento dell'Istruzione di prolungare l'attuale pausa sui pagamenti dei debiti studenteschi, aderirà nuovamente all'accordo di Parigi e revocherà il cosiddetto muslim ban” (che vieta l'ingresso a cittadini provenienti da una serie di Paesi). Il giorno dopo ordini esecutivi di organizzazione della lotta alla pandemia e il terzo giorno quelli economici. Nei primi dieci giorni altri ordini e proposte di legge e indicazioni alle agenzie su come interpretare e applicare norme e regolamenti. "L'elenco non è esaustivo”, segnala Klein, che ci tiene anche a sottolineare che questa sfilza di provvedimenti siano in linea con il ruolo del Presidente disegnato dalla Costituzione. Non un eccessivo uso dei poteri presidenziali, insomma.

Joe Biden si è circondato di personale dalla grande esperienza amministrativa e questo gli consenti di arrivare alla Casa Bianca con le idee chiare su come lavorare. Naturalmente quelle che abbiamo riportato sono le parole dello staff presidenziale e dunque un modo di presentare il prodotto in chiave positiva. Segnalano però la consapevolezza che Biden deve fare in fretta a ottenere risultati tangibili. Alcune di queste azioni, vedi quelle su immigrazione e giustizia penale, sono pensate per riconoscere il ruolo della sinistra del partito democratico e degli afroamericani nella vittoria democratica del 3 novembre. Sarà interessante notare come verranno scritti, quali saranno i contenuti reali.

La riforma sull'immigrazione

Facciamo l'esempio dell'ipotesi di riforma dell'immigrazione, un tema con il quale il Congresso si confronta da anni, che sia Bush Jr. che Obama hanno provato ad affrontare. Bush Jr., Ted Kennedy e John McCain arrivarono a scrivere una legge che però non passò in Congresso, in un anno in cui milioni di latinos manifestarono per la riforma. Dalle indiscrezioni si evince che il testo mira a regolarizzare i circa undici milioni di persone che vivono da irregolari negli Stati Uniti e che, nella stragrande maggioranza dei casi, risiedono nel Paese da più di dieci anni – non c'è nessuna ondata migratoria, insomma, anzi, dopo il 2008 i numeri sono in calo. Il testo torna a prevedere protezione per le persone in fuga dalla violenza nei piccoli Paesi del Centroamerica (sospesa da Trump), con i quali si prevede anche di aumentare la cooperazione economica. Per la prima volta da quando si fa l'esercizio di scrivere riforme del sistema, la regolarizzazione non viene accompagnata dalla promessa di aumentare i controlli ai confini, non c'è questo scambio, insomma.

La legge risponderebbe a una questione immane e rappresenterà forse un rebus per i repubblicani. Una parte del loro elettorato è stato affascinato dal muro di Trump e dalla retorica anti immigrati profusa dal Presidente nella campagna del 2016 – meno nel 2020, quando il voto latino era cruciale per lui. D'altro canto in California, Texas, Arizona, New Mexico e Nevada la percentuale di elettori ispanici che vivono e lavorano con questi irregolari varia dal 19% al 42%. In una battaglia ideologica e dai toni forti i repubblicani rischiano di perderne una porzione più ampia di quanto già non sia. Viceversa, rischiano di fare infuriare l'ala più anti immigrazione del partito. I democratici hanno un problema minore ma uguale e contrario: una parte dei loro elettori non è entusiasta dell'immigrazione, magari non ha nemmeno granché a che fare con immigrati, ma non vede perché questo sia un problema su cui arrivare a uno scontro in Congresso.

Certo è che decidere di mettere questa, come altre delle cose menzionate da Klein, in agenda dal primo giorno, segnala una certa ambizione. Che è quello che tutti chiedono a Biden per restituire agli Stati Uniti il ruolo che vorrebbero tornare ad avere.

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