Usa: Austin in India, mentre con la Cina va male in Alaska


Mentre è gelo in Alaska durante il summit Usa-Cina, il segretario alla Difesa Austin arriva in India, per allinearsi contro la Cina. Ma a Nuova Delhi non piace schierarsi

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

Mentre è gelo in Alaska durante il summit Usa-Cina, il segretario alla Difesa Austin arriva in India, per allinearsi contro la Cina. Ma a Nuova Delhi non piace schierarsi

La delegazione cinese parla con la delegazione statunitense alla sessione di apertura dei colloqui Usa-Cina al Captain Cook Hotel ad Anchorage, Alaska, Usa, 18 marzo 2021. Frederic J. Brown/Pool via REUTERS

Mentre l’incontro in Alaska tra le delegazioni americana e cinese è andato peggio del previsto, con attacchi reciproci già davanti ai giornalisti, ieri il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, è arrivato in un Paese fondamentale nella strategia asiatica dell’amministrazione di Joe Biden: l’India. La sua visita durerà tre giorni, per concludersi domenica 21 marzo. E proprio la Cina sarà uno dei principali argomenti di conversazione con l’omologo indiano, Rajnath Singh, e con gli altri funzionari del governo di Narendra Modi.

Il contesto regionale

L’obiettivo di Washington è ricompattare le relazioni in Asia e mettere insieme un fronte per il contenimento della crescita della Cina. Un concetto tanto semplice da riassumere con le parole quanto poi complicato da tradurre nel concreto: benché le preoccupazioni per l’ascesa assertiva di Pechino siano diffuse nell’Indo-Pacifico, la regione resiste però all’idea di unirsi in un’esplicita alleanza anti-cinese.

Lo si è visto con la riunione dei leader del Quad, il forum sulla sicurezza di cui l’India fa parte e che l’America vorrebbe istituzionalizzare: nel comunicato finale del vertice la Cina non viene nominata mai. Una prudenza formale che è significativa, ma che non deve tuttavia indurre a pensare che il coordinamento tra i quattro membri per un “Indo-Pacifico libero e aperto” sia gracile.

L’importanza dell’India

A proposito di visione condivisa, è proprio la comune inquietudine nei confronti della potenza cinese ad aver favorito – anche sotto l’amministrazione Trump, ma già da prima – una crescita dei legami di sicurezza tra gli Stati Uniti e l’India.

Nel 2016, con Barack Obama alla Casa Bianca, Washington nominò Nuova Delhi “Major Defense Partner”; due anni dopo, all’India venne data la “Strategic Trade Authorization” di primo livello, consentendole di accedere a tutta una serie di tecnologie militari e a duplice uso regolate dal dipartimento americano del Commercio. I rapporti hanno continuato a proseguire, tra esercitazioni militari congiunte, addestramenti di truppe, accordi sul rifornimento reciproco delle navi da guerra e sulla condivisione di dati satellitari sensibili.

Tutto questo rappresenta la base di partenza per l’amministrazione Biden, che intende portare la cooperazione bilaterale sulla difesa ancora più lontano. Nuova Delhi vuole lo stesso: il Governo indiano ha fatto sapere che la visita del segretario Austin permetterà ai due Paesi di discutere su come “consolidare la cooperazione tra le forze armate”, anche per quanto riguarda l’industria della difesa.

Il non-allineamento indiano e la questione russa

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