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RETROSCENA

A sinistra dei democratici

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Da Bernie Sanders ad Alexandria Ocasio-Cortez, passando per Deb Haaland: per le sorti dell’amministrazione Biden sarà decisivo il ruolo della sinistra del Partito democratico

Il candidato presidenziale democratico degli Stati Uniti, il senatore Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez in una manifestazione elettorale presso l’Università del New Hampshire un giorno prima delle elezioni primarie presidenziali del New Hampshire a Durham, New Hampshire, Usa, 10 febbraio 2020. REUTERS/Mike Segar

Lo storico voto popolare conquistato da Joe Biden nel corso delle elezioni presidenziali del 2020 rappresenta uno spartiacque importante per la politica statunitense e per le relazioni globali. Se da un lato le cancellerie europee in primis hanno tirato un sospiro di sollievo per la vittoria del candidato democratico, che nel giro di poche settimane ha definito il ritorno degli Usa al quadro multilaterale, dall’altro si evince una spaccatura profonda del tessuto sociale statunitense.

Non a caso, il discorso d’insediamento di Biden è stato incentrato principalmente sul bisogno di unità, ritorno ai valori democratici, ripudio delle divisioni, specie all’indomani dell’irruzione del 6 gennaio dei sostenitori trumpiani a Capitol Hill. Ad ascoltare attentamente le parole del nuovo Presidente, tra i personaggi di spicco ospiti della cerimonia, ha fatto scalpore la posa di Bernie Sanders, leader dell’ala progressista che orbita nell’alveo del Partito Democratico, che nell’ultima tornata elettorale ha avuto un ruolo decisivo nella vittoria dell’ex Vice di Barack Obama.

Per la seconda volta consecutiva, Sanders ha corso per le Primarie democratiche, sfidando nel 2016 Hillary Clinton in quella che fu una nomina contestatissima, e portando la piattaforma del Democratic National Committee su posizioni care ai progressisti. Nel 2020, la corsa del Senatore del Vermont ha impattato sia con i malfunzionamenti tecnologici del sistema elettorale delle primarie in diversi Stati, sia con la pandemia da Coronavirus che ha reso complicato il funzionamento del processo di voto e lo stesso confronto tra candidati.

Alla luce della crisi sanitaria e politica, con un elettorato democratico a rischio divisione e l’eventualità di una seconda presidenza Trump non del tutto remota, Bernie Sanders, ritirandosi dalla sfida, decise di sostenere convintamente Joe Biden. Con la sua mossa, il Socialista Democratico ha rassicurato l’establishment del Democratic Party che intravedeva una seconda débâcle — che sarebbe stata il frutto avvelenato del mancato appoggio unitario al suo candidato — e indirizzato l’ala progressista, non senza difficoltà, a votare per l’unica figura capace di fermare la corsa di Donald Trump.

Il cammino della nuova amministrazione democratica ha già mostrato quanto il peso dei progressisti sia vitale per il prosieguo dei prossimi quattro anni. Con intelligenza e senso del momento, Biden ha abbracciato numerose istanze dei Progressives, non solo inserendole tra i primi interventi programmatici ma anche rendendole parte integrante dell’area moderata da lui rappresentata. A questo, si aggiungono nomine e ruoli per gli esponenti progressisti e un atteggiamento verso la sinistra democratica del tutto inclusivo. Partendo proprio da Bernie Sanders: il leader dei Socialisti Democratici intrattiene un rapporto diretto con Joe Biden, è spesso ospite nello Studio Ovale, è a tutti gli effetti parte della macchina governativa democratica.

Il peso dei progressisti su Biden

“Il Presidente Biden — ha affermato Sanders nel corso di un’intervista — vede il movimento progressista come una parte forte della sua coalizione. Ci viene incontro, sta adottando alcune delle nostre idee. Sa che, come Roosevelt — ha proseguito il Senatore — ha assunto l’incarico in un momento di crisi straordinaria ed è pronto a pensare in grande al fine di indirizzare i molteplici problemi dei lavoratori. C’è consapevolezza sul fatto che se diamo risposte alle principali questioni della nazione, lo faremo insieme”.

E proprio per dare seguito a un’ampia visione, capace di dare le giuste risposte alle fasce più in difficoltà della popolazione — che si è trovata spiazzata e senza certezze dalla crisi sanitaria e dalla gestione della precedente amministrazione —, Biden ha elaborato un piano da 1.9 trilioni di dollari. Uno stimulus plan senza precedenti: 1400$ ai cittadini in difficoltà, fondi extra per la disoccupazione, aiuti agli Stati e alle amministrazioni locali, 10mila dollari di taglio ai singoli debiti universitari degli studenti verso il Governo, provvedimenti per la gratuità della vaccinazione contro il Covid-19.

A questo, potrebbe aggiungersi proprio nel package relief una storica battaglia di Bernie Sanders e dei progressisti: l’aumento obbligatorio del compenso orario per i lavoratori di tutta la nazione a 15$. Lo stesso Biden ha appoggiato l’iniziativa, dovendo però fare i conti non solo con l’opposizione repubblicana ma anche con i centristi del Partito democratico, a dimostrazione del fatto che gli incidenti di percorso potrebbero rivelarsi pericolosi per il positivo andamento della legislatura. Soprattutto vista la scarsa maggioranza al Senato, col solo voto decisivo della Presidente della Camera Alta, la Vice di Biden, Kamala Harris.

In questo contesto, è di fondamentale importanza considerare l’incarico di Bernie Sanders come nuovo Presidente del Budget Committee: la possibilità è arrivata proprio grazie al controllo democratico per i prossimi due anni del Senato e per il lavoro svolto dal leader dei progressisti in campagna elettorale. Nella posizione, Sanders potrà indirizzare le politiche di spesa, spingere maggiormente su questioni cruciali quali l’ampliamento degli sgravi fiscali ai redditi fino a 75mila dollari, le discussioni sulla cancellazione del debito degli studenti universitari, l’allargamento dell’assistenza sanitaria. Se per questioni procedurali l’aumento a 15$ orari non dovesse trovare spazio nel package relief, verrà riproposto in seconda battuta, con i progressisti che promettono battaglia su quella che è stata una delle loro promesse cardine in campagna elettorale.

L’ala progressista della sinistra

I Progressives, d’altro canto, possono contare su una serie di figure chiave ai vertici delle istituzioni, così come gruppi politici di grande rilievo. A cominciare dalla nomina di Deb Haaland a Segretaria agli Interni: proveniente dal New Mexico, nel 2018 ricevette l’endorsement di Sanders per la candidatura, poi vinta, al Congresso. La signora Haaland, non appena confermata, sarà la prima Nativa Americana ad occupare un ruolo di alto rilievo nell’amministrazione statunitense e dovrà gestire le relazioni con le corporation del mondo della trivellazione. Non sarà un rapporto semplice: a febbraio la stessa Haaland ha manifestato contro la pratica del fracking e della realizzazione delle pipeline.

Ancora, tra le figure di spicco vicine ai progressisti Gina McCarthy, ora Consigliere per il Clima del Presidente Biden, in contatto con la base di attivisti e movimenti — su tutti, il Sunrise Movement — contro il climate change. Un altro ruolo di rilievo è quello assunto da Heather Boushey, Consigliere Economico del Presidente. CEO e fondatrice del Washington Center for Equitable Growth, Boushey è esperta di impatto economico sulle famiglie e ha supportato un gruppo informale di progressisti per la proposta di idee da mettere in campo nei primi 100 giorni della nuova amministrazione.

Ma è al Congresso che cresce The Squad: così è stata ribattezzata l’alleanza tra le nuove leve della sinistra statunitense — appoggiate da Sanders fin dal loro esordio politico — che rispondono ai nomi di Alexandria Ocasio-Cortez, Rashida Tlaib, Ilhan Omar, Ayanna Pressley, Cori Bush e Jamaal Bowman. Obiettivo comune: l’espansione dell’apparato per la protezione sociale, assistenza sanitaria universale, la riforma del sistema finanziario, racial justice.

Bernie Sanders ha saputo intercettare, fin dal primo incarico istituzionale nel 1981 come Sindaco di Burlington, nel Vermont, le esigenze di un’importante fetta dell’elettorato, conquistando anche coloro i quali non si sentivano direttamente coinvolti nelle richieste per maggiore giustizia sociale ed equità. Da tempo il suo messaggio è apprezzato a livello nazionale, con il Partito democratico sempre più attento alle esigenze di un nuovo volto della politica statunitense, un Socialismo Democratico pienamente coinvolto su tutti i fronti governativi. A Joe Biden l’arduo compito di mediare tra le varie anime dei Democrats per un sereno prosieguo del suo mandato.

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di marzo/aprile di eastwest.

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L'AUTORE

Matteo Meloni

Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.
GUALA
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