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Una risata scuote le elezioni nel Venezuela di Maduro

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Domenica i venezuelani tornano a votare per eleggere 23 Governatori. Nel Paese spaccato non c’è merce più preziosa delle notizie. E non ci sono notizie più deliranti e vere di quelle di El Chigüire Bipolar, giornale satirico che tira fendenti a destra e sinistra. Un caso editoriale e politico

Caracas – Slittate da un anno, domenica 15 ottobre si svolgono in Venezuela le elezioni per il rinnovo dei 23 Governatori. C’è grande attesa, perché rimettono in moto il processo elettorale. Avvengono dopo le grandi proteste tra aprile e luglio e l’insediamento della Assemblea Costituente che si è assunta pieni poteri legislativi. L’intero assetto istituzionale del Paese è scassinato. Gli ultimi tentativi di dialogo nella Repubblica Dominicana sono in un vicolo cieco. Il Paese è sfiduciato, esausto. E tutto sembra sospeso. Nessuno sa bene cosa stia succedendo nel mondo politico.

In Venezuela non c’è merce più preziosa delle notizie. La crisi economica ha stretto i giornali tra la difficoltà di rifornirsi di carta e il precipitare delle vendite. Lo scontro politico ha visto il governo accelerare il controllo sulle tv e togliere licenze alle radio, mentre la guerra di informazioni è una manna di fake news.

Da qui il boom dell’editoria digitale e il proliferare di media indipendenti. Ma fra tutte le testate, ce n’è una che è un vero caso editoriale. Si chiama El Chigüire Bipolar. Ed è l’unico vero giornale satirico del Paese. Si ispira alla statunitense The Onion e tira fendenti al governo (soprattutto) e anche all’opposizione.

L’appuntamento elettorale del 15 ottobre è un’occasione ghiotta: «Ad ogni crisi politica e a ogni elezione, i visitatori schizzano», spiega uno dei redattori, Jesús Roldán, 29 anni.

Il titolo è un programma: chigüire è il capibara, il grosso roditore chiamato anche maiale d’acqua, tra i più conosciuti del Sudamerica. Metafora di un Paese che è polarizzato e rischia la psicosi. Con un umorismo acido e impertinente, testi curati e sferzanti, notizie così false da essere verosimili, è riuscito a conquistarsi quasi 2 milioni di followers in Twitter, 209 mila in Instagram, 350 mila in Facebook e 30 mila visite giornaliere al sito.

Mentre tutto diventa tragico, la satira ha la forza di svelare la farsa del potere, sfidare la censura forzandone i limiti che impone e denudare alcune verità collettive. Motivi che sono valsi al Chigüire il Premio Vaclav Havel di quest’anno, promosso dalla Human Rights Foundation per omaggiare le forme più contundenti di «dissidenza creativa».

«Il Chigüire ci ha aiutato a drenare le nostre stesse ansie e depressioni», dice Juan Andrés Ravell, uno dei fondatori assieme a Oswaldo Graziani. El Chigüire in realtà nasce quasi dieci anni fa. Ravell e Graziani hanno colmato un vuoto in un Paese che ama l’ironia ma che di fronte alla politica si infiamma e diventa serio e collerico. «Quando abbiamo iniziato, la democrazia venezuelana già mostrava segni autoritari, ma almeno Hugo Chavez godeva di grande consenso. Ora sembriamo più simili a una dittatura», dice Ravell, che raggiungo telefonicamente a Miami dove vive.

È figlio d’arte: il padre Alberto è il fondatore del giornale web La Patilla (altro caso editoriale) ed stato a lungo gerente di Globovision. Ma come si può far satira in un Paese che vive un permanente stato di eccezione? «Si può farla in modo chirurgico, facendo leva sulla realtà e provando a svelare l’assurdo». Certo, aggiunge, «la realtà a volte ci supera, allora ci sentiamo frustrati». E ricorda come una finta prima pagina del quotidiano El Nacional, pubblicata dal Chigüire, sia finita in un manuale scolastico, presa dal Governo come vera.

Non c’è venezuelano che non conosca il giornale satirico, chavista o antichavista che sia. Per arrivare alla redazione bisogna raggiungere la stazione del metro de La California, est di Caracas e poi scendere con una buseta fino a Macaracuay. L’ambiente è di quelli creativi, con grandi immagini, spazi luminosi e sorrisi generosi. Qui ci lavora una quindicina di persone, la maggior parte under 30, per la metà fissi. Reclutati «rovistando in rete, soprattutto in twitter. Fino a un anno fa cercavamo anche tra gli attori di stand up comedy che andavano in scena alla Quinta Mercedes», sorride Jesus Roldán.

Come lavorano? «Partiamo da una serie di notizie, tutte verificate. Ne selezioniamo alcune, discutiamo a lungo e lavoriamo la storia in forma satirica. Mettiamo sempre il link alla vera news, in modo che resti sempre aperta la finestra sul mondo reale». Ogni 28 dicembre, quando la tradizione vuole che tutti i giornali pubblichino una notizia falsa (una sorta di 1 aprile del mondo delle news), il Chigüire se ne esce in versione seria, con inchieste e approfondimenti. «Ci stiamo già lavorando», assicurano in redazione.

Ma come si sostiene un giornale satirico in una situazione come quella venezuelana? Il motore è Plop Contenido, la vera editrice, sempre di proprietà Ravell&Graziani. La società sforna contenuti creativi e sceneggiature per le case di produzioni statunitensi, come la Sony Chanel, la Warner Tv, la Hbo. L’ultima serie animata per Univision sulle presidenziali Usa ha registrato decine di milioni di visite. La Plop lavora anche per un altro caso editoriale venezuelano come VivoPlay, una piattaforma audiovisiva on-demand per web e smartphone.

D’altra parte i fondatori del Chigüire Bipolar si si sono conosciuti a Caracas proprio nella redazione della Sony Picture: «Presentavamo un progetto per il pubblico latinoamericano, Nada que ver – ricorda Ravell – Siamo inciampati nella censura e allora abbiamo capito il potenziale della satira». Dal loro incontro è nata anche una serie web, la Isla Presidencial, parodia animata di Lost in cui si protagonisti sono in realtà presidenti sudamericani. In tre stagioni, tra il 2010 e il 2014, sono stati capaci di raccogliere qualcosa come 50 milioni di visitatori. Sull’onda del successo, si consolidava il Chigüire.

«Qualche minaccia arriva sempre, ma fa parte del gioco quando ci si espone», dice Ravell. Lui non teme neanche le accuse di stare nel libro paga della Cia. Ride: «Gli passo il numero di conto corrente. Dicono paghi bene».

@fabiobozzato

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