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Verdi in Svezia e Euroscettici in Danimarca fanno traballare i governi in carica


Le due sponde dello stretto di Øresund sembrano davvero lontane: i risultati delle elezioni europee hanno lasciato in comune tra Svezia e Danimarca soltanto il disappunto dei rispettivi partiti di governo, Moderati (Centrodestra) di Fredrik Reinfeldt in Svezia e Social Democratici di Helle Thorning-Schmidt in Danimarca.

Le due sponde dello stretto di Øresund sembrano davvero lontane: i risultati delle elezioni europee hanno lasciato in comune tra Svezia e Danimarca soltanto il disappunto dei rispettivi partiti di governo, Moderati (Centrodestra) di Fredrik Reinfeldt in Svezia e Social Democratici di Helle Thorning-Schmidt in Danimarca.

 

credits ALDO CIUMMO

A Stoccolma la sorpresa è stata l’Iniziativa Femminista, il cui cinque per cento ha portato Soraya Post nell’Europarlamento con lo slogan “Fuori i razzisti, con le femministe”. La Feministiskt Initiativ ha affermato che il femminismo è un atteggiamento applicabile a tutti sforzi di contrastare le discriminazioni e il partito non condivide l’immagine della UE e della Svezia come modelli inattaccabili della parità di genere.

Sono andati bene anche i Verdi, diventati secondo partito superando il quindici per cento ed ottenendo quattro eurodeputati: hanno portato fortuna al Miljöpartiet de Gröna la lotta al cambiamento climatico ed alle politiche di sorveglianza di massa, oltre che candidati giovani come Max Andersson, che ha tolto voti al Piratpartiet. La Svezia è rappresentata da venti eurodeputati.

Sempre in Svezia Stefan Löfven, leader del partito e sindacalista del settore metallurgico, ha riportato al primo posto i Socialdemocratici. Già egemoni in Svezia fino agli anni novanta, virando a sinistra e difendendo il diritto degli stranieri alle stesse condizioni di lavoro degli svedesi, i Socialdemokraterna si sono assicurati il ventiquattro per cento, portando nella UE cinque rappresentanti.

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