Cosa ci aspettiamo dal vertice Biden-Xi


Le aspettative attorno all'incontro virtuale sono basse, a causa della vastità dei temi in agenda, da Taiwan al nucleare, passando per il clima. Tuttavia è interesse di entrambi i Paesi mostrare un ritorno alla normalità

Martino Mazzonis Martino Mazzonis
Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).

Le aspettative attorno all’incontro virtuale sono basse, a causa della vastità dei temi in agenda, da Taiwan al nucleare, passando per il clima. Tuttavia è interesse di entrambi i Paesi mostrare un ritorno alla normalità

“Se l’oasi è circondata dal deserto, prima o poi anch’essa diverrà deserto”: l’immagine figurata è dello scorso settembre e a pronunciarla è stato il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi che parlava delle relazioni sino-americane. Oggi il Presidente statunitense Biden e quello cinese Xi si incontreranno virtualmente in un vertice durante il quale tenteranno di raffreddare la temperatura dei rapporti tra le due superpotenze mondiali.

A questi due colossi economici, militari – e anche campioni di inquinamento – spetta trovare una forma di equilibrio di qualche tipo e questo vertice è un tentativo di stabilire un piano di lavoro in quella direzione. In testa all’agenda ci sarà senza dubbio Taiwan, l’isola che Pechino considera parte integrante della Cina e che dopo le modalità con le quali è stata trattata la “diversità” di Hong Kong, teme di venire annessa attraverso l’uso della forza. La settimana scorsa i capi della diplomazia dei due Paesi si sono scambiati bordate in materia: il Ministro degli Esteri cinese ha detto al segretario di Stato americano Antony Blinken che qualsiasi dimostrazione di sostegno all’indipendenza di Taiwan si ritorcerebbe contro gli Stati Uniti, mentre l’americano ha segnalato la preoccupazione del suo Paese per la crescente “pressione militare, diplomatica ed economica” della Cina sull’isola. Da mesi entrambi i Paesi fanno giochi di guerra nello stretto che divide la terraferma dall’isola che Washington ha promesso di difendere in caso di attacco cinese.

Per ridurre la tensione servirebbe il ritorno a quello status quo dei non detti nel quale Pechino lascia andare la retorica nazionalista e gli Stati Uniti evitano di nominare l’indipendenza del Paese. Negli ultimi due anni almeno, invece, i toni sono stati assertivi da entrambe le parti.

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