Vertice Ue: scontro Conte-Rutte sui Recovery Fund


Vertice Ue: dietro lo scontro Conte-Rutte emerge lo spettro dell’Europa intergovernativa, con il premier olandese che tiene in ostaggio gli altri Stati membri

Vertice Ue: dietro lo scontro Conte-Rutte emerge lo spettro dell’Europa intergovernativa, con il premier olandese che tiene in ostaggio gli altri Stati membri

Vertice Ue: scontro Conte-Rutte sui Recovery Fund. Il Primo Ministro olandese Mark Rutte, la Cancelliera tedesca Angela Merkel, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte, il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel e il Presidente francese Emmanuel Macron durante un incontro a margine del primo Vertice Ue faccia a faccia dall'epidemia di coronavirus, a Bruxelles, Belgio, 18 luglio 2020. Francisco Seco/Pool via REUTERS
Il Primo Ministro olandese Mark Rutte, la Cancelliera tedesca Angela Merkel, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte, il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel e il Presidente francese Emmanuel Macron durante un incontro a margine del primo Vertice Ue faccia a faccia dall’epidemia di coronavirus, a Bruxelles, Belgio, 18 luglio 2020. Francisco Seco/Pool via REUTERS

BRUXELLES – Ci voleva la pandemia e la proposta di un Recovery Fund da 750 miliardi di euro per riportare a galla quel conflitto mai sopito tra chi in Europa si erge a strenuo difensore del metodo comunitario (quello, per intenderci, che con il “funzionalismo” di Jean Monnet ha prodotto tanti risultati positivi fino alla moneta unica) e chi invoca un ruolo decisionale maggiore per i Governi nazionali all’interno del Consiglio Ue attraverso il metodo intergovernativo.

Dissidio riemerso ora in tutta la sua forza dirompente durante l’interminabile vertice sul nuovo bilancio europeo e sul Recovery Fund in corso a Bruxelles. Posizioni inconciliabili quando si deve decidere sui meccanismi di funzionamento di strumenti delicati come, appunto, l’erogazione delle sovvenzioni ai Paesi più colpiti dalla pandemia. La leadership dell’Europa intergovernativa l’ha assunta, di fatto nelle ultime settimane, il premier olandese, Mark Rutte, che sta tenendo in ostaggio gli altri 26 Paesi Ue con proposte inconciliabili spesso con le attuali regole europee. Rutte non crede all’accordo e rema contro. Anche i suoi tweet prevertice rivelano la volontà di un “non accordo”. “Oggi e domani a Bruxelles – scriveva Rutte venerdì – per discutere del bilancio pluriennale europeo e del fondo di ripresa per superare le conseguenze della crisi del coronavirus. Due argomenti grandi e complicati che coinvolgono grandi interessi. Saranno trattative difficili”.

Quanto alle percentuali di successo, il Primo Ministro olandese crede che siano ben al di sotto del 50%. Più nel dettaglio, l’Olanda vorrebbe un ‘freno di emergenza’ (in pratica il diritto di veto) sulla governance del Recovery Plan. L’Olanda insiste cioè per un ruolo decisionale del Consiglio sugli esborsi delle risorse europee per l’attuazione dei piani di riforma nazionali, e appare inflessibile nella richiesta di un voto all’unanimità. “Se vogliono che concediamo sovvenzioni invece di prestiti, cosa che noi non consideriamo affatto positiva, allora vogliamo che i Paesi diano garanzie molto forti sul fatto che le riforme saranno attuate”, ha avvertito.

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