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Vienna hub del jihad

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L’attentato alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi ha reso evidente che il terrorismo di matrice islamica è una minaccia anche per l’Europa. Il radicalismo islamico affligge sia Paesi di grandi dimensioni come Gran Bretagna,Francia e Germania, sia più piccoli,come l’Austria.

 

Photo credits: http://www.srbijadanas.com/

 

Sin dagli anni ’90 meta accogliente per i profughi dell’ex Jugoslavia, l’Austria è diventata un Paese multietnico, dove convivono decine di migliaia di Bosniaci, Kosovari, ma anche Ceceni, Turchi, e Pakistani. Città composita,Vienna è tradizionalmente un luogo di passaggio obbligato per chi va da Occidente a Oriente. Da qui transitano nuovi adepti per la causa dell’ISIS, si raccolgono fondi, vengono reclutate giovani leve. Infatti, raggiungere Siria e Iraq è semplice e veloce. Con un volo low cost si è a Istanbul, poi si procede in autobus fino alle zone sotto il controllo dell’ISIS.

“Foreign fighter”, lupi solitari, cellule e “Zombie”

È difficile quantificare con esattezza il fenomeno dei foreign fighter. “Sono circa 3.000 i combattenti europei in teatri di guerra come Siria e Iraq -spiega il Prof. Marco Lombardi docente dell’Università Cattolica di Milano e membro dell’Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies- Di questi quasi tutti hanno passaporti dell’UE, che gli consentono di muoversi liberamente, rendendoli pericolosissimi. Il rischio maggiore è rappresentato proprio dai combattenti di ritorno”. Questi infatti sono stati perfettamente addestrati a combattere una guerra vera, sia sotto il profilo operativo, sia sotto quello psicologico. La nuova paura sono i cosiddetti “Zombie”.
“Quelli che chiamiamo Zombie sono i dormienti –racconta il Prof. Lombardi- Come i pc infettati da un virus, ma attivabili per condizioni locali o da una centrale. Non sono lupi solitari, gli Zombie sono molto più competenti e capaci, ma come questi hanno un’organizzazione labile e informale. Tutto questo è dimostrato dai tre terroristi di Parigi, legati da esperienze comuni, erano tutti reduci, seppur dichiarando appartenenze formali diverse, ISIS e Al Qaeda”. Gli Zombie non sono né lupi solitari, pur essendo altrettanto flessibili e imprevedibili, né vere e proprie cellule con una struttura organizzativa rigida, anche se di queste hanno la stessa micidiale capacità operativa.
“Sono circa 150 gli islamici con cittadinanza austriaca andati a combattere in Siria –osserva Karl-Heinz Grundböck, Portavoce del Ministero degli Interni- Di questi almeno una trentina ha perso la vita nei combattimenti, 60 si trovano ancora nella regione e altrettanti hanno fatto ritorno in Austria”.
Quindi sono potenzialmente sessanta gli Zombie in attesa di attivazione sul suolo austriaco.

Propaganda politica 2.0: “Netwar” e “media mujahedeen”

Sono austriache anche le due adolescenti di origini bosniache, diventate le ragazze immagine del jihad in Siria. Samra Kesinovic e Sabina Selimovic, 17 e 15 anni, sono scomparse da Vienna nell’aprile 2014 per unirsi all’ISIS, diventando il simbolo di una gioventù che ha trovato certezze e un modello di riferimento forte nel radicalismo islamico. Per mesi un uso sapiente della social photography ha mostrato le due adolescenti con il burqa, sorridenti nella loro nuova esistenza come compagne di miliziani dell’ISIS, o con i Kalashnikov. Tra ripensamenti e smentite, Samra e Sabina sono uno degli innumerevoli tasselli di cui si compone la propaganda dell’ISIS, abilmente orchestrata sul web.
Siamo portati a pensare che sia l’esclusione, la marginalizzazione a fare di alcuni estremisti islamici dei terroristi, in realtà lo jihadismo attecchisce “perché fa sentire i marginalizzati dei prescelti” evidenzia Nico Prucha ricercatore al King’s College di Londra. “L’ISIS strumentalizza la religione, ma fa pura propaganda politica –spiega Prucha- Questa non è una guerra di religione, è una questione tutta politica. Vengono presi frammenti di versetti del Corano per utilizzarli a scopo politico”.
La propaganda 2.0 del jihad rende evidente come la legislazione di molti Paesi europei non consenta un’incisiva azione di contrasto. In Austria per esempio la tutela della privacy e delle libertà individuali è prevalsa sul bisogno di sicurezza. La legislazione rende difficile arrestare i fiancheggiatori di terroristi, effettuare controlli informatici e monitorare gli account sui social media di eventuali sospetti. Anche se non è chiudendo qualche account di Twitter o Facebook che si ha la meglio sulla “Netwar” che l’ISIS combatte con mezzi sofisticati e strategie di alto livello.
“La struttura della propaganda online dell’ISIS è a sciame –puntualizza Prucha- Non è certo eliminando qualche account che si smantella la rete comunicativa e propagandistica dell’ISIS, diffusa in modo capillare in piccole unità, attraverso network di “media mujahedeen” sparpagliati in tutto il mondo e pronta a riconfigurarsi continuamente a dispetto di qualsiasi colpo inferto”. Su YouTube escono quotidianamente nuovi video, anche con immagini girate sui campi di battaglia, spesso diffuse in tempo reale. In fondo è la stessa strategia degli Zombie trasposta su internet.

Contromisure, azione di polizia e intelligence

Per adeguare il quadro normativo, il Ministero degli Interni austriaco ha annunciato significativi cambiamenti. “Tre i fronti su cui incidere -spiega Grundböck- proibire i simboli dell’ISIS; togliere la cittadinanza austriaca a coloro che, in possesso di doppia cittadinanza, militino in un esercito straniero; impedire ai minori di attraversare i confini senza un’autorizzazione dei genitori”.
“L’Intelligence monitora chi parte e chi torna –dice il Prof. Lombardi- Ma sono tanti quelli che si spostano e non ci sono risorse operative per controllare tutti. Ecco perché a livello europeo occorre rivedere le norme; avere una nuova consapevolezza dell’ibrido rappresentato dagli Zombie; aumentare il livello di information sharing tra intelligence non solo europee”.  
In questa direzione, il governo austriaco sta lavorando per ridefinire anchei poteri dell’Intelligence, determinandone compiti specifici; quantificandone forza e potere; stabilendo quale controllo esercitaresulla sua azione. Questa legge vedrà la luce nella seconda metà di quest’anno.

 

@milacat

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