EN

eastwest challenge banner leaderboard

Voci da Raqqa

Indietro    Avanti

Un gruppo di giovani attivisti da più di un anno rischia la vita per raccontare al mondo cosa realmente accade nella capitale del Califfato.

Quando i bombardieri si avvicinano a Raqqa le sirene iniziano a suonare e i jihadisti corrono a nascondersi nelle gallerie e nelle trincee che hanno scavato.

“I miliziani hanno installato sirene sui tetti e nelle strade – racconta Taym Ramadan, attivista di “Raqqa is Being Slaughtered Silently” – per essere avvisati di un raid imminente. Allora come topi lasciano le loro postazioni e i loro veicoli e corrono a nascondersi sotto terra.”

“Raqqa Is Being Slaughtered Silently” (RBS), è costituita da un gruppo di cittadini-giornalisti che riescono a far uscire notizie dalla città, rischiando la loro vita. Per questo il nome di Taym è solo uno pseudonimo che usa nei messaggi che fa circolare su internet, soprattutto attraverso la pagina Facebook del gruppo.

Capoluogo di una provincia agricola, Raqqa fu conquistata da ISIS nei primi mesi del 2014. Da allora è quasi isolata dal resto del mondo, le comunicazioni passano attraverso Internet, ma il Califfato esercita un controllo severo. I jihadisti hanno cercato di chiudere tutti gli accessi privati alla rete e gli internet caffè hanno l’obbligo di schedare i loro clienti.

Dopo che russi e francesi hanno lanciato pesanti campagne di bombardamento gli uomini di ISIS hanno sviluppato nuove tattiche per proteggersi. “Si nascondono nelle trincee sotterranee e hanno trasferito le loro basi nelle aree residenziali. Tengono i loro incontri nei rifugi sotterranei, hanno spostato i depositi di armi in zone residenziali e abbandonato i campi di addestramento, compresi quelli di al-Karin e al-Itimad.” Ha detto Taym. “Si nascondono anche negli ospedali e nelle moschee, perché sanno che questi luoghi non sono obiettivi dei bombardamenti. Il problema è che il bombardamento può durare tutto il giorno e tutta la notte.”

Per proteggere i miliziani dagli attacchi aerei ISIS ha spostato molti dei suoi uomini nei territori che controlla in Iraq. La brigata Tabuk, composta per lo più uzbeki e combattenti del Caucaso, è stata trasferita da Raqqa alla città di confine Qaim, in Iraq. Il Califfato cerca anche di organizzarsi per difendere la sua principale fonte di finanziamento, il petrolio. Il greggio è ora trasportato con mezzi più piccoli, dopo che decine di grandi convogli sono stati distrutti dall’aviazione russa nelle zone di Raqqa e Deir ez-Zor, racconta Taym.

Gli attivisti di RBS ogni giorno potrebbero essere scoperti e uccisi, ma continuano a far conoscere al mondo cosa accade nella capitale del cosiddetto Stato Islamico.

“Non voglio diventare complice di ISIS – ha detto Taym Ramadan – credo che denunciare i crimini dei nostri macellai sia un modo per combatterli.”

Due membri di RBS sono già stati decapitati da ISIS. Mo’taz Bellah Brahim e Abdelkader  Ibrahim, entrambi avevano 20 anni. Il primo è stato ucciso a Tal Abyad, ad aprile 2014, il secondo in Turchia a ottobre 2015. “La taglia che il Califfato ha messo sulla testa del leader del nostro gruppo in un anno è salita da 10.000 a 50.000 USD.”

Taym racconta anche le grandi difficoltà della vita quotidiana a Raqqa. “I prezzi degli alimenti sono saliti alle stelle, ad esempio una confezione di pane prima dell’arrivo dei jihadisti costava cinque Lire siriane, ora costa tre volte tanto. Il costo dei medicinali è quadruplicato dal giugno 2014. Ci sono sempre meno farmaci, in particolare quelli per malattie come il diabete o il cancro. Per quanto riguarda gli ospedali quelli privati sono riservati ai combattenti e in caso di necessità anche quelli pubblici devono dare priorità ai miliziani.”

Molti prodotti sono scomparsi perché considerati haram (impuri). Si trovano, invece, facilmente bevande energetiche e cioccolate americane ed europee, che sembrano molto gradite agli uomini del Califfo. Sigarette e alcol sono proibite, ma il mercato di contrabbando rifornisce comunque la città, anche se le pene sono severe e vanno dalla fustigazione in pubblico, all’arresto fino all’obbligo di andare a combattere in prima linea. “Non bevo alcol, ma fumo comprando le sigarette al mercato nero – dice Taym – mi sembra quasi di fare un atto di ribellione, una vera sfida.”

Le regole imposte dal Califfato riguardano ogni aspetto della vita quotidiana, dall’abbigliamento alla partecipazione alle preghiere, dall’assenza di libertà per le donne al divieto di ascoltare musica.

“A volte la punizione è la pena di morte, eseguita in pubblico per lapidazione, decapitazione o crocifissione. A 29 anni ho assistito a più di una dozzina di esecuzioni. Una donna sospettata di adulterio, un gay, nemici di ISIS… Scene che non dimenticherò mai.”

Secondo Taym, delle 150 famiglie cristiane che vivevano a Raqqa prima del 2014 ne sono rimaste solo sei. “Non sono stati costretti a convertirsi all’Islam, ma devono pagare ogni mese la jezyé (una tassa a carico dei non-musulmani), circa 14 grammi di oro a persona. Non hanno il diritto di esporre simboli cristiani, e se vietano a un membro della famiglia di convertirsi all’Islam, sono uccisi.”

Per garantire il rispetto di tutte queste leggi è stato istituito un corpo di polizia e appositi tribunali religiosi. È nata anche la brigata di polizia femminile “Khansaa”, che si occupa solo delle donne. Oggi la brigata dovrebbe contare su circa 4.000 unità di tutte le nazionalità.

Durante il loro dominio sulla città i jihadisti hanno concentrato la loro attenzione sui bambini cercando di indottrinarli e convincerli anche ad andare in battaglia. Secondo le testimonianze degli attivisti di RBS i bambini sono obbligati ad assistere alle esecuzioni. “La morte è diventata parte della loro routine. Alcuni hanno anche accusato i genitori di essere koffar (apostati). Quale sarà il futuro di questi bambini?”

@MauroPompili

Continua a leggere questo articolo e tutti gli altri contenuti di eastwest e eastwest.eu.

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica a € 45.
Se desideri solo l’accesso al sito e l’abbonamento alla rivista digitale, il costo per un anno è € 20

Abbonati


Hai già un abbonamento PREMIUM oppure DIGITAL+WEB? Accedi al tuo account




GUALA