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Voltiamo pagina per una vera democrazia in Africa


Non pochi Paesi africani, da decenni ignorano il rispetto della regola democratica dell’alternanza al potere. Per porre fine, a quello che, giusto un anno fa, sulle pagine di Jeune Afrique il giornalista franco-tunisino Béchir Ben Yahmed definiva un “male africano”, numerose associazioni africane ed europee della società civile hanno lanciato la campagna “Voltiamo pagina, per l’alternanza democratica in Africa”.

Non pochi Paesi africani, da decenni ignorano il rispetto della regola democratica dell’alternanza al potere. Per porre fine, a quello che, giusto un anno fa, sulle pagine di Jeune Afrique il giornalista franco-tunisino Béchir Ben Yahmed definiva un “male africano”, numerose associazioni africane ed europee della società civile hanno lanciato la campagna “Voltiamo pagina, per l’alternanza democratica in Africa”.

 

Zimbabwean President Robert Mugabe. Credits AFP
Nel sito in lingua francese dedicato al sostegno della petizione è spiegato come cittadini dell’Africa e dell’Europa e di altri continenti, intellettuali, artisti, militanti, giornalisti, responsabili religiosi, associazioni e sindacati abbiano unito le loro forze per voltare la pagina dei regimi autoritari e costruire le condizioni di una vera democrazia in Africa.

Nel manifesto della campagna si ricordano le numerose violazioni della costituzione compiute in diversi Paesi africani, al fine di permettere la presidenza a vita, il passaggio del potere di padre in figlio oppure il conferimento di un terzo mandato, modificando la norma costituzionale che prevede solo due mandati consecutivi.

Tale consuetudine vanta, in effetti, molti precedenti in Africa. Tra i più noti, quello del defunto presidente del Gabon, El Hadj Omar Bongo Ondimba, salito al potere nel 1967, rimase alla guida del Paese africano fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2009.

In 41 anni di governo, Papa Obo, come era soprannominato Bongo, ha visto passare davanti a sé sette presidenti francesi e generazioni di leader africani sanguinari e corrotti come Joseph Mobutu, Idi Amin Dada e Jean-Bédel Bokassa.

Ha tratto profitto dagli anni d’oro delle materie prime vendute all’Occidente a caro prezzo ed ha assistito al crollo del blocco sovietico sul finire degli anni Ottanta, cui ha fatto seguito l’avvento delle finte democrazie e la fine della guerra fredda che ha segnato una svolta decisiva per il continente africano.

Un altro tra i più duraturi presidenti della storia dell’Africa è stato il togolese Eyadéma. La biografia ufficiale lo descrive come “uomo di pace e di dialogo, che grazie alla sua pazienza, alla sua conoscenza degli uomini e alla sua straordinaria esperienza ha saputo evitare la guerra civile nel Paese, riportare la pace e la concordia e consolidare l’unità nazionale”.

La realtà è ben diversa: il sergente Etienne Gnassingbé Eyadéma, arrivò al potere nel 1967 con un colpo di stato per instaurare un regime altamente repressivo nel piccolo Paese africano, che resistette fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2005.

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