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Voto di primavera

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L’aria sembra davvero cambiata, le elezioni di aprile chiedono una stagione di maggiore apertura anche per la società civile.

L’Iran è una ”isola di stabilità” in Medio Oriente e il partito del presidente Hassan Rouhani rappresenta “la moderazione e la speranza”. Questi slogan hanno segnato la campagna elettorale che ha portato tecnocrati e riformisti iraniani a un successo alle parlamentari 2016 che non si vedeva dai tempi delle vittorie dell’ex presidente Mohammed Khatami negli anni ‘90.

Nei giorni precedenti al voto del 26 febbraio scorso, per le strade di Teheran, non si respirava di certo l’entusiasmo delle elezioni presidenziali del giugno 2013 che chiusero la controversa pagina dell’ex presidente ultraconservatore, Mahmoud Ahmadinejad. Anche i siti vicini ai moderati, tra cui Kaleme, avevano espresso freddezza per il rinnovo del Majlis (parlamento), segnato dall’esclusione di massa di centinaia di candidati. Degli oltre 12 mila politici registrati solo 6.200 sono stati infine ammessi dal Consiglio dei Guardiani. Tra gli esclusi, 1.500 sono stati reinseriti solo per le pressioni esercitate da Rouhani e dall’ex presidente Hashemi Rafsanjani sulla Guida suprema, Ali Khamenei, mentre 1.400 si sono ritirati a poche ore dal voto.

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