spot_img

Washington: chi era la folla di Capitol Hill e cosa ci faceva lì


Cosa sappiamo delle migliaia di persone che hanno marciato sul Congresso il 6 gennaio? Da cosa sono state spinte? Le risposte sono molteplici e vale la pena analizzarle

Martino Mazzonis Martino Mazzonis
Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).

Cosa sappiamo delle migliaia di persone che hanno marciato sul Congresso il 6 gennaio? Da cosa sono state spinte? Le risposte sono molteplici e vale la pena analizzarle

I membri della Guardia Nazionale arrivano a Capitol Hill a Washington, Usa, 11 gennaio 2021. REUTERS/Erin ScottA

I dimenticati d’America oppure dei privilegiati adepti di Trump che non avevano nulla di meglio da fare se non marciare su Washington per difendere il proprio benessere dalla presunta minaccia del socialismo? Su media e social media, specie in Italia, la discussione su chi fossero e chi rappresentassero le migliaia di persone che hanno marciato sul Congresso il 6 gennaio divide. Diverse letture di quella folla implicano diverse risposte, che è importante dare perché nell’ultimo decennio forme di politica di estrema destra si sono diffuse in tutto l’Occidente, talvolta sfociando in episodi violenti o di terrorismo.

La verità è che spesso, specie in Italia, sui media compaiono letture preventive, che prescindono dai dati. Il quadro che analisi condotte dai grandi media americani e dalla Associated Press sulle biografie e sui profili social di decine di persone arrestate – e altri elementi che è facile reperire – indicano come i tratti in comune delle persone presenti a Washington non siano lo status economico o la posizione sociale.

Chi sono gli insorti

Una sintesi delle biografie ricostruite dai media Usa ci dice che a Washington DC erano in piazza veterani, poliziotti, piccoli e grandi commercianti, imprenditori dei servizi avanzati, tuttofare, muratori, piloti di aerei in affitto, attori/doppiatori (lo sciamano), baristi, padri disoccupati che vendono mobili prodotti in casa (Adam C. Johnson, l’uomo che sorride con il podio in mano), studentesse immigrate dalla Moldavia divenute giovani leader locali repubblicane. Diversi hanno piccoli e grandi precedenti penali (spesso rissa o violenza domestica) e gli arrestati provengono da almeno 36 Stati. Non i minatori disoccupati della West Virginia o gli operai delle fabbriche chiuse dell’Ohio, quelle categorie che dal 2016 sentiamo nominare come coloro che hanno votato Trump – sebbene non sia esattamente così – ma neppure gli imprenditori con jet privato in grado di pagarsi alberghi di lusso, come da alcuni profili emersi in questi giorni sui media.

Naturalmente queste persone hanno qualcosa in comune: sono quasi tutti bianchi, sono molto maschi, non sono particolarmente giovani. Solo in parte si tratta di aderenti a quei gruppi di estrema destra come i Proud Boys o i Boogaloo Bois che però giocano un ruolo fondamentale nel diffondere teorie del complotto online e, anche, a giudicare dai video (ma qui esprimo un’impressione) sono tra coloro che incitano la folla a dirigersi verso il Congresso. Dopo che lo avevano fatto una serie di oratori e il Presidente in persona dal palco della manifestazione. Spesso sono piccoli imprenditori o commercianti locali la cui economia è stata colpita dalle misure restrittive imposte dagli Stati per fermare il coronavirus – ricordiamolo, un episodio simile a quello di Washington era capitato a Lansing, la capitale del Michigan, in protesta contro il lockdown. Una piccola e media borghesia spesso non urbana che si sente minacciata insomma, come minacciati dalla chiusura delle fabbriche sono gli operai dell’Ohio e della West Virginia. Le minacce sono simili: la concorrenza internazionale e delle grandi catene e Big Tech, i centri urbani dinamici, le banche che non fanno credito. Si tratta di figure che percepiscono una perdita di peso e centralità nella società americana, talvolta a ragione, talvolta meno.

Attivismo e paura

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img