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Yarmouk: il campo profughi che l’ISIS vuole conquistare

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Diciottomila esseri umani, di cui 3.500 bambini: sono quelli intrappolati nel campo profughi palestinese di Yarmouk, sud di Damasco, Siria. Lì abitavano in 150.000, prima che la guerra civile li costringesse a fuggire in Giordania, Libano e Turchia.

 

Una foto di qualche mese fa, diventata in breve tempo virale, mostrava un fiume di persone in coda per il pane.

Perché a Yarmouk si può morire per la fame, oltre che per le bombe. Il primo aprile, poi, i militanti dello Stato Islamico hanno lanciato un assalto conquistando buona parte del campo.

Adesso si continua a combattere, ma questa battaglia non è solo l’ennesimo capitolo della tragedia palestinese, la saga di una diaspora senza fine, iniziata con la prima guerra arabo-israeliana. È un episodio importante, dal punto di vista strategico, della guerra civile siriana, come racconta ad East Majid Rafizadeh, accademico di Harvard, politologo americano di origini mediorientali (padre iraniano, madre siriana),

Quello che sta succedendo a Yarmouk , Majid, va al di là della questione palestinese.

Sì, la battaglia del campo profughi, al di là del dramma del popolo palestinese, ha la particolarità di riunire molte delle fazioni in lotta in Siria negli ultimi tre anni e soprattutto di rimescolare gli schieramenti che si sono delineati fino ad ora. Hamas e al Fatah, i due principali gruppi palestinesi, hanno trovato qui un nemico comune, lo Stato Islamico. Allo stesso modo, al Nusra (la branca locale di al Qaeda, ndr) e lo stesso IS, malgrado la loro rivalità, in questo caso hanno unito le forze di fronte allo stesso obiettivo, ossia la caduta di Assad. Si può dire che al Nusra ha facilitato gli sforzi del gruppo di al Bagdhadi per conquistare il campo.

Assad è un noto doppiogiochista. Ha consentito l’avanzata dell’IS, per ergersi a difensore dei palestinesi, oppure il suo esercito è semplicemente inefficiente?

L’avanzata dello Stato Islamico avrebbe dovuto essere fermata dalle forze del regime. Questo non è avvenuto, ma non credo che sia la conseguenza di una precisa scelta strategica. Assad non vuole che lo Stato Islamico prenda possesso di Yarmouk, perché il campo rappresenta la porta di accesso a Damasco.

Il regime ha offerto assistenza ai palestinesi, anche se, allo scoppio della guerra civile, ci fu la rottura tra Hamas ed Assad.

È probabile che i palestinesi accetteranno l’appoggio del governo siriano, in particolare il sostegno dato dai bombardamenti aerei, perché entrambi condividono l’opposizione allo Stato Islamico. Ma non è detto che Assad li rifornirà di armi. Tutto questo è da vedere.

Quali potrebbero essere le conseguenze della battaglia di Yarmouk? Secondo alcuni analisti, ad esempio Hassan Hassan, potrebbe essere l’inizio della conquista della Siria meridionale, da parte dello Stato Islamico.

Il punto è la conquista del cuore di Damasco. Tutti i gruppi ribelli sono consapevoli del fatto che non si può rovesciare il regime senza prendere la capitale. Così Assad sta concentrando le sue forze su Damasco, ormai l’obiettivo principe per lo Stato Islamico. Tuttavia, è poco probabile che le milizie di al Baghdadi possano entrare presto in quell’area, dove il governo resta più solido, sia dal punto di vista militare che da quello strategico.

Nel frattempo, cresce al Nusra, a causa (si dice) di un maggiore impegno dell’Arabia Saudita.

Sì. Il Fronte al Nusra è uno dei gruppi ribelli ben visto dall’Arabia Saudita, grazie ad una convergenza di ideologia e di obiettivi geopolitici. L’Arabia Saudita utilizza al Nusra sia come un’alternativa che come una leva nei confronti dello Stato Islamico.

Credi che l’accordo sul nucleare iraniano possa avere un impatto negativo su Assad, come ha scritto il Wall Street Journal?

Questa volta non condivido l’opinione espressa dal quotidiano americano. Non credo che l’accordo di Losanna avrà un qualsiasi impatto sulla questione siriana. Anche se l’Iran dovesse “rientrare nella comunità internazionale” le linee fondamentali della sua politica estera, compreso il suo sostegno al regime di Assad, non cambieranno in maniera sostanziale.

@vannuccidavide

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